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giovedì, febbraio 28, 2008 Titolo Lunedì 3 marzo 2008(Sottotitolo quando ce vo' ce vo') Autore Gen Scheda tecnica
Autoritratto 28 febbraio 2008, fra le 15 e le 16 Pixel su Photoshop 500 px * 124 px Gen e AS sono raffigurati sotto forma di lunga scia rossa che, in apparenza tracciata con virtuoso pennarello, attraversa in senso orizzontale la cartina. Il numero dei punti, superiore a due, rappresenta la fatica impressa dall'uomo e dalla macchina (in questo caso volante) per raggiungere l'obiettivo. Espandendo ulteriormente la visuale, in prossimità del punto denominato "Las Vegas", si possono intravedere i due protagonisti dell'opera impugnare il pomo della vittoria offerto loro da Paride in divisa da croupier. Un altro personaggio, GS, li attende nella hall di un enorme albergo, le cui iridescenze rammentano la Serenissima del Canaletto. GS tiene in mano una chiave, o forse una chiavetta USB, o entrambe, ponendosi di diritto nella folta schiera di eroi che discendono da San Pietro e - inspiegabilmente - da Bill Gates.
Tecnica grezza, soggetto epico in salsa postmoderna: la perenne ricerca umana di una luce che non conosca tramonti, e di soldi facili, anzi facilissimi, ivi incarnati dal verde smeraldo di un minuscolo tavolo da poker. Espirato da gen | 17:07
| commenti (13) martedì, febbraio 26, 2008 Promemoria (ANSA) - BERLINO, 19 FEB - Non ha resistito al fumo dell'ennesima sigaretta della fidanzata e, colto da un raptus improvviso, le ha spento la cicca con un estintore. E' successo a Bielefeld. L'uomo, un 42enne, ha insultato pesantemente la donna e poi, non soddisfatto dell'aggressione verbale, ha preso un estintore e l'ha scaricato completamente. Non riuscendo a calmarlo, la fidanzata ha chiamato la polizia. L'uomo ha continuato a insultarla anche di fronte agli agenti, che per motivi di sicurezza lo hanno arrestato.
Espirato da gen | 19:17
| commenti (1) ![]() Madhouse Blues
nonsense makes sense Ci sono attese che proprio non si possono fregare. Come il tempo di questi giorni. Veloce, e lento. Lento, e veloce. Veloce veloce lento lento lento. Se c'è un andamento corretto, un ritmo canonico da seguire, francamente l'ho dimenticato. Datemi un depliant esplicativo, un calcolo irrazionale, una poesia, uno scarabocchio lasciato con lo spray sopra il marciapiede, la parola-chiave mimetizzata fra molte altre nell'ultimo romanzetto idiota. Fatemi capire quel qualcosa che non afferro. So che se chiudessi gli occhi un secondo lo vedrei, come un lampo dietro alle palpebre, una macchia di luce rappresa. Però funziona meglio quando non si tratta di me. ... Allora non scrivetelo per me. ... Ecco, scrivetelo per chi vi pare. E dimenticatelo dove meno mi aspetterei di trovarlo. Alla fermata di una metropolitana che non prendo mai. Su una bustina di zucchero. Dietro una scatola, sullo scaffale di un supermercato. Non vi chiedo che di mostrarmi quello che conosco già, ma di farmi credere che davvero ci sia arrivata da sola, con le mie gambe. Ho bisogno di un messaggio subliminale, che duri un fotogramma appena. ... Bene. Ora sono convinta che saper piangere sia essenziale quasi quanto saper smettere di farlo. In almeno uno dei due sono negata. Me lo diceva la buona G., l'altra sera: lei quand'è ubriaca finisce sempre, sistematicamente, a piangere. È buffo, perché mi ci ritrovo. E così, anch'io faccio l'errore più banale: confondere la causa con l'effetto. ... Infine, due frasi fuori contesto, buttate lì e altrettanto in fretta raccolte. 1. Tu sei sempre triste. 2. Divertiti stasera, ma sul serio. Già mi vedo, col costume da Pierrot e sotto il trucco bianco la mia consueta, stoica indifferenza. Espirato da gen | 03:01
| commenti (1) giovedì, febbraio 21, 2008 ![]() Such is the way of the world You can never know Just where to put all your faith And how will it grow Gonna rise up Burning back holes in dark memories Gonna rise up Turning mistakes into gold Such is the passage of time Too fast to fold And suddenly swallowed by signs Lo and behold. Giocare al dottore Lui si laurea a 23 anni con tanto di lancio del cappello, la mamma cotonata e il papà burbero che gli vuole regalare la macchina nuova (ma lui s'indigna), la sorella minore che solidarizza ma mica può capire appieno, migliaia di dollari da parte. Nel chiuso della sua cameretta, si spoglia dei propri averi come San Francesco e parte. Direzione: Alaska. Non fa che ripeterlo: Alaska, Alaska, voglio andare in Alaska, Alaska, Alaska, Alaska, non so se avete capito, io speriamo che me la cavo in Alaska. Ci va. Dopo due anni di lavoretti per procurarsi tutto il necessaire. Il fucile, innanzitutto. Perché in Alaska non c'è un LIDL neanche a pagarlo. Posto per uomini duri, l'Alaska. Pieno di animali feroci, che però si fanno i cazzacci loro: al massimo si chiedono che razza di bestia sei, poi calcolano peso e massa grassa e si avventano più volentieri sull'alce che hai appena steccato tu. Col fucile. E da questo punto di vista, strano bipede in pelliccia, conviene proprio tenerti in vita. Cinematograficamente parlando, gli è andata bene. Da quelle parti c'è qualcosa peggio degli orsi, dei lupi e del freddo cane: i vampiri in divisa da aperitivo newyorkese, specialmente se a capo di tutta la congrega c'è un idiota con la faccia da impiegato delle poste, sposato a una moglie racchia e convinto di essere un grande pensatore (ma questa è un'altra storia). In Alaska il nostro ci va per tanti nobili motivi: il primo, che la società è brutta e cattiva; il secondo, che i soldi sono brutti e cattivi; il terzo, che suo padre è piuttosto brutto e abbastanza cattivo. Dunque niente soldi, niente quattrosaltinpadella, niente sigarette. Niente di niente, eccetto l'opportunità di vedere dal vivo le alci che si accoppiano nel pallido plenilunio. Freudiano come non mai, con una punta di Licia Colò, il film è bello, le musiche meravigliose, il pensiero di fondo in larga parte condivisibile. E fa venire voglia di partire. Il che ci porta a una considerazione pratica: se - per assurdo - lo stesso film l'avesse scritto Federico Moccia, da grottesco fenomeno paranormale del marketing qual è, cominceremmo a vedere cimiteri di autobus arrugginiti nei giardini comunali, e ragazzine accampate dentro a pane e acqua. Si sarebbe intitolato Alaska x dimenticarti, protagonista Vaporidis, colonna sonora dei Finley, cammeo della Bellucci nella parte del caribù. Per fortuna di tutti non è così. Quanto a me, mi sono laureata tre settimane fa: a ventitré anni, senza lancio del cappello ma con un centouno che fa figo e non impegna. Palindromo e binario. Tantopiù che nel curriculum posso sempre farlo passare per refuso. E dopotutto non mi va di sminuire questa sottospecie di esperienza circense: è andata alla grande, come numerosi testimoni oculari, comprese mammà nonnà e zià prevedibilmente piangenti potranno confermare. È stato bello. È stata una formalità. È stata un'ubriachezza lunga suppergiù una settimana. Sono stati i regali inattesi - belli anche loro. È stata la mail del mio controrelatore due giorni dopo, la festa nel locale troppo fashion perché mi sono inventata che si vive una volta sola, gli amici e gli amici-amici e gli amici-amici-amici. Quintali di zucchero fermentato e genuina soddisfazione. Perché si parla troppo spesso delle prime volte, ma finisce che anche le ultime te le ricorderai con una precisione strabiliante. A questo punto della favola, se mi chiedete cos'ho fatto nelle ultime tre settimane, parlerò del meteo di domani, che è un argomento su cui sono più ferrata. Il dato certo è che non andrò in Alaska. Se tutto va bene, la mia scelta controcorrente è Londra. La metropoli delle metropoli per tre mesi, da aprile a luglio, a seguire un sentiero vecchio e ormai piuttosto discutibile. E anche per stare da sola. Per abitare una città con troppa pioggia, proprio io, che ho bisogno della luce come i girasoli, se diventare grande vuol dire (anche) frequentare più spesso le lavanderie a gettoni. «What are you doin'?»
«The same thing I've always done, Kate... Surviving.» (Kate e Sawyer, Lost, episodio 1, quarta stagione) Espirato da gen | 15:51
| commenti (20) venerdì, febbraio 01, 2008 Preludio al grande ritorno (quello vero)
![]() Il compito principale nella vita di un uomo è dare alla luce se stesso. [E. Fromm] non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarmenon è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme non è un falso allarme Espirato da gen | 03:36
| commenti (16) |