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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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venerdì, luglio 06, 2007

Mambo number 23
a little bit of Cabala in my life
[N.B. Se sbancate al lotto con questi numeri, ho diritto a una percentuale]

Dato il cognome che porto, era destino che soffrissi di una qualche forma di paranoia numerica.
A scuola, essere Quaranta comportava trovarsi per almeno 7 anni non consecutivi al numero 17 dell’elenco alfabetico. È inquietante la ricorrenza di questo numero nel sorteggio per le interrogazioni. [Ma è anche capitato che venissi scelta quando una somma casuale di cifre risultava 40, e non ridere, chiunque tu sia]
Proseguiamo.
Sono nata il 7 luglio, cioè il 7/7. Va da sé che il 7 è sempre stato il mio numero preferito. Colore preferito il rosso, e non solo perché mi chiamo Rossella (spirito di Freud, dacci un segno).
Ora, il 7 è un numero piuttosto prestigioso: sette sono le meraviglie, le note, i colori dell’arcobaleno, i nani di Biancaneve, i re e i colli di Roma, i mari, i chakra, i giorni della settimana, i cieli, i pianeti e i peccati capitali.
Sette sono le stelle del Gran Carro, le/i vergini che il Minotauro si pappava, le piaghe d’Egitto. Sono le vite dei gatti e le camicie che sudi quando ti fai un mazzo così, e sono gli anni di jella se rompi uno specchio. C’è la crisi del settimo anno, e c’è quella del settimo mese. Sette come il Settebello che è una squadra di pallanuoto, un preservativo e un punto a scopone scientifico (non lasciarti tentare da nessi inopportuni).


[Pettegolezzi teologici] Stando al libro dell’Apocalisse, la fine del mondo verrà annunciata dalla rottura di 7 sigilli, subito seguita dallo squillo di 7 trombe suonate (guardacaso) da 7 angeli, e infine dal rovesciamento delle 7 coppe dell’ira di Dio (e lì son cazzi acidi). Se ci credessi, vi direi che nel Nuovo Testamento 7 sono i sacramenti, i doni dello Spirito Santo e le virtù. E il 7° giorno Dio si riposò, beato lui.
Per divina par condicio, aggiungo che nell’Ebraismo il candelabro a 7 bracci, altrimenti detto Menorah, rappresenta la fede eternamente accesa. Che nel Corano il mondo è sorretto da 7 colonne, a loro volta poggiate sulle spalle di un gigante, sostenuto da un’aquila, posata su una balena che nuota nel Mare Eterno, e venne il gatto che si mangiò il topo alla fiera dell’Est. Dell’induismo non vi parlo, ma avete capito dove voglio andare a parare. [Fine dei pettegolezzi teologici] 


Checché ne dica la pubblicità, il 7 è un numero più magico del 3. Non c'è paragone. Se i peccati capitali fossero stati 3, questo sarebbe un mondo molto meno dissoluto, quindi più noioso. Se il Minotauro avesse seguito la dieta dei 3 fanciulli, sarebbe morto di fame. Se i nani fossero stati 3, Gongolo avrebbe perso il lavoro per primo, e non importa che non se lo ricordi mai nessuno. Lui c'era.
Domani, insomma, è il mio compleanno: il 07/07/07.
Stabilito che io al 3 mica ci credo, 07/07/07 è come dire “tre volte sette”: una potenza magica smisurata, un tripudio di effetti speciali, un bailamme tale che se nemmeno stavolta mi crescono le tette abbandono ogni speranza. Nel caso, darò una controllata alle 13 (ripeto: 13), nel momento esatto in cui gli anni saranno 23 e prenderà il via quel lento ma irreversibile declino psicofisico che rende una donna incapace di dichiarare la propria età senza un moto di orrore.
 
E poi si chiedono perché la matematica mi fa vomitare.



---AGGIORNAMENTO DELLE 19.38---
Sono le 19.38 della vigilia del mio compleanno
e nessuno dei miei amici risponde al cellulare.
Indovina il titolo del film:
I_ _ T _ _ I    _ _   _ _ _ _ L _ T _ _

Espirato da gen | 16:35 | commenti (28)






domenica, luglio 01, 2007

Pupo uno di noi

Al mondo, ci sono cose peggiori di un sabato sera a casa da sola, e col frigo vuoto?
Sì.
Il virus ebola.
Ma il labile confine fra ciò-che-è peggio e una notevole quintalata di merda può essere superato in molte maniere. La terza serie delle Babbione Disperate è quello che definirei una buona approssimazione. Quelle con la crisi esistenziale e il culo de fero che si crogiolano nei loro porticati, nel frigo il cadavere di uno sconosciuto che poi si scoprirà essere il nonno e la cosa più irritante, ma proprio la più irritante, sono le frasi topiche finali che non vedi l'ora che arrivi la pubblicità per segnartele sul calendario di frate indovino. Una donna si riconosce dai vestiti che mette, o dai vestiti che una volta metteva e adesso non più, o dai vestiti che si toglie, e per chi decide di toglierseli. Vaffanculo va'. Vi odio. Roba da prendere gli sceneggiatori e legarli nudi nel garage di Sophie Kinsella.

Comunque non è che dopo aver spento la tv le cose siano andate meglio.
Ho aperto l'armadio del cicchetto e non me la sono sentita.
Ho aperto il frigo e una mozzarella bicentenaria mi ha urlato "Spegni la luce, cretina, c'è gente che vuole dormire".
Ho riempito d'acqua la ciotola del cane, casomai lunedì avesse sete.
Ho aperto il libro di informatica e ho guardato le figure, ma piuttosto in fretta perché erano poche. 
Al che, più disperata di Eva Longoria che chiamandosi così non può resistere alle tentazioni, ho assecondato la moda del momento: il Texas Hold'em online, la variante del poker con l'aggiunta che, quando ti gira, chiedi l'ALL-IN suicida e scommetti tutto ciò che hai per l'emozione di perdere immediatamente. Lo sport preferito dal mio beniamino Pupo, un uomo che ha perso la faccia e quando l'ha ritrovata purtroppo era identica a prima.

E lì comunque mi sono accanita. Non perché il poker mi piaccia. Sono negata per il bluff. Quando mento mi si alzano le sopracciglia, tutt'e due. Non riesco proprio a tenerle ferme. Poi comincio a fischiettarmi motivetti nella testa con simulata non-chalance. Di solito Gelato al cioccolato. È un handycap scandaloso, alla mia età, non aver ancora imparato a bluffare.
Per tagliar corto, clima da barzelletta: giocavo contro un peruviano, un messicano, uno del Missouri (missuriano?) e un inglese logorroico che ha esordito dicendo we're under attack perché hanno trovato delle bombe eccetera eccetera. A dir la verità è stato lui a chiederci di dov'eravamo per poterci rivelare che lui era in pericolo di vita. Non ce ne fregava una mazza, a noialtri, ma tutti gli abbiamo offerto una fetta della nostra solidarietà occidentale: viviamo in tempi bui, e chissà quando finirà, chissà se sopravviveremo all'imminente disastro nucleare.
E ho perso.
Sempre.
Ripetutamente.
Si chiama accanimento terapeutico.
Si chiama che non riuscivo a togliermi dalla testa l'immagine di Pupo che scommette le mutande. [E qui le Stronze Disperate chiuderebbero dicendo: "Una donna si riconosce dai prototipi erotici che ha in mente, o da quelli che si vergogna di ammettere ma il subconscio la sa più lunga, o da quelli di cui non si vergogna però, in tutta franchezza, sarebbe meglio". Segnatevela sul calendario accanto alla ricetta per lo sformato di zucchine.]

Espirato da gen | 03:42 | commenti (14)