Cat PowerJukebox (2008) Radio Virgin Italia[FM 90.90 a Torino] Eddie VedderInto the wild
Into the wild _ American Gangsters _ La promessa dell'assassino _ Io sono leggenda _ Ricomincio da tre _ Non ci resta che piangere _ Asso _ Non è un paese per vecchi _ Chicago _ Breakfast at Tiffany's _ 21 _ Next _ Oxford Murders - The Mist ___ Cloverfield _ Thank you for smoking _ L'uccello dalle piume di cristallo ___ Sogni e delitti _ 30 giorni di buio _ Shoot'em Up _ Profumo (storia di un assassino _ Sunshine
Non ho parole, amiciui.
Rischio davvero di annaspare nel più gretto sfoggio di superlativi, alla maniera di una vecchia quanto leggendaria pubblicità d'acque minerali, starring un fulgido Reinhold Messner.
Per limitarmi, potrei dire di essermi divertita. Però mica è tutto qui, ovviamente.
Almeno credo, almeno spero.
La verità è che questa fantasia della radio me la sono goduta davvero. Forse perché ha il retrogusto delle "cose di una volta", e a fare la webradio coi propri tempi e le proprie idee ci si sente un po' come i ventenni di trent'anni fa, quelli delle radio libere [e poi dicono che gli anni '70 non sono la decade migliore].
Oppure perché mi ricorda un gioco che facevo coi miei amici da bambina, e che L. mi ha saggiamente ricordato, quando col vecchio stereo e un microfono ci fingevamo diggei. Le canzoni le sceglievano gli altri, noi premevamo REC.
Chissà se quelle musicassette le ho ancora, da qualche parte.
Comunque sia andata la faccenda, e qualunque sia il suo seguito, qui trovate le cinque puntate registrate e già andate in onda. [L'ultima, ovvero la quinta, in diretta stamattina, è quella a cui per forza di cose mi sto affezionando di più]
L'immaginifico programma si chiama One Shot '70: musica, cinema, "cultura" (sèèèèè) e tante altre cose belle da pronunciare. Conduciamo io e il mio Pippo Baudo personale, nonché futuro divo, Alessandro Fazzalari.
Va in onda in diretta, fra il 21 maggio (ieri) e il 25 maggio (venerdì), dalle 12 alle 13 sulle virtualfrequenze di CentoDieciWebRadio. Basta andare sulla homepage di 110 e cliccare in alto a sinistra su "Ascolta la radio". In effetti è a prova di lobotomizzato.
E se dalle 12 alle 13 avessi da fare, tipo dar la pappa al cane, bagnare le piante e inserire i pop-corn nel forno a microonde? Nessun problema, caro amico ascoltatore. Puoi non ascoltarlo affatto. Oppure, e ti ricordo che il mio è un consiglio quantomeno parziale, a breve ti sarà data l'imperdibile opportunità di scaricare i podcast di ogni singola puntata, che in tutto sono cinque, ciascuna dedicata a un biennio: 1970-71 / 1972-73 / eccetera / eccetera / eccetera. Noi si è meticolosi.
Pod-che? Parla come mangi, perdio! Hai ragione, caro amico ascoltatore. Anch'io fino a poco tempo fa credevo che il podcast fosse un plantare ortopedico. E invece è una cosa bellissima che ti permette di dar la pappa al cane, bagnare le piante e mangiare i popcorn appena estratti dal forno a microonde, perché scarichi la puntata che vuoi quando vuoi.
Per intenderci, il podcast è l'evoluzione tecnologica dei superpoteri di Giucas Casella.
Ancora non mi hai convinto.
Ti prego, perfavore, dai dai dai, che ti costa, suvvia, non fare il difficile, guarda che ci tengo, davvero, voglio dire, faccio un po' la sostenuta ma se non ci ascolti lo sai che ci rimango un po' male, pliiis, fammi 'nu bello piacere...
Va bene. Ma se volessi mandarvi insulti in diretta? Ma certo, ci mancherebbe! Scrivi una mail a 110@unito.it.
È tutto? Ti sei sfogata abbastanza? No, perché nel caso avrei il frigo da sbrinare...
Γνωθι Σεαυτόν ₮∑Ω≈‡₡₪∂
Conosci te stesso e i tuoi polli
I bookmakers lo davano 60 a 1. Alla fine il "pacco" è arrivato e in triplice copia. Anvedi! Ben oltre le aspettative, un'ab - buf - fa - ta di effetti speciali.
Tutto questo dovrebbe insegnarmi ad approfittare per tempo di una giocata sicura?
GEN (sguardo in camera)
...Naaaaaaah.
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comunque per Londra parto il 31! mi son scordata di specificarlo, ehmm ;)
Ladies & gentlemen,ecco il biglietto elettronico, tre fogli stampati al computer e tenuti assieme da una clip. Differente è il formato, assai sghemba la poesia, ma il punto cruciale non cambia: se lo perdi sei
M
O
R
T
O
A fronte delle statistiche che mi vedono seminare chiavi, elastici, biro e temperamatite (ieri anche il Bancomat) con una frequenza sconcertante, vi farei volentieri notare con quale e quanta perizia ho riempito il comodino di sedici copie distinte del medesimo biglietto, che andranno poi distribuite equamente fra tasche, valigie, borsoni e interni delle scarpe.
Quella Londra era una gita di quinta liceo, di regola l'anno migliore. Sarà che a certe cose bisogna affezionarsi per contratto, e in parte pure per dietrologia. L'ultimo giorno, mentre il pullman ci restituiva al minuscolo aereoporto di Stansted, e i professori si scambiavano imbarazzanti frasi di circostanza (a occhio e croce non dovevano piacersi molto, sessualmente parlando), c'era chi aveva la febbre (io), chi l'aveva avuta durante la settimana (tanti), e chi dormiva scomposto sulla spalla di un altro o giaceva grossomodo svenuto fra i sedili posteriori. Cronache di ordinaria devastazione.
Fuori intanto pioveva davvero per la prima volta dal nostro arrivo.
«It's raining meeen», dicevamo, sfoggiando miserrime nozioni d'inglese. Un po' sollevati, addirittura, perché Londra senza rain è come Barça senza sangria, o Parigi senza croissant, beh, il concetto è chiaro.
Poi, mentre R. tentava di salutare degnamente la vecchia Inghilterra («London, London, I say... come si dice addio?!»), "Josip" pronunciò parole adatte, negli anni, a diventare tormentone:
«È finita una gita... ma è finita una gita (pausa scenica) o è finito un ciclo?».
La stanchezza ci inibì risposte e ipotetici lacrimoni che dopotutto non era il caso di spendere (sempre sia lodata la dignità).
Però alla storia della gita e del ciclo ogni tanto ci ripenso, quando non ho niente di meglio da fare.
Questa Londra, invece, sarà una fuga à deux. Scappo un po' dai miei grattacieli di carte e sabbia, in perfetta compagnia, puntuale al sollazzo degli ultimi due esami e (forse) di un'incantevole vacanza nel Paese della Tesi.
Già mi invidio senza pudore alcuno.
[Nota a margine] Sia reso noto che oggi (oggi?)
Splinder non ne azzecca una.
Democrazia portami via non vedo non sentonon parlo
«La democrazia funziona quando a decidere sono in due, e uno è malato», dice Winston, aspirando mezzo centimetro di cubano.
«Come darti torto, Winnie», gli rispondo, mentre rovescio due tazze di breakfast tea, una per me e una per il conservatore ciccione spiaggiato sul mio divano. Fuma un sigaro fetente, ha un papillon intorno al collo e un fazzoletto sbiadito nel taschino. Come riesca a dire cose condivisibili rimane un mistero.
«Piuttosto, cosa ne pensi di una sceneggiatura scritta in dieci?», chiedo, alla disperata ricerca di oracoli last-minute.
Lui mi guarda, ci pensa un po' su, picchietta la cenere sul pavimento e poi fa: «Quanti, col raffreddore?»