Cat PowerJukebox (2008) Radio Virgin Italia[FM 90.90 a Torino] Eddie VedderInto the wild
Into the wild _ American Gangsters _ La promessa dell'assassino _ Io sono leggenda _ Ricomincio da tre _ Non ci resta che piangere _ Asso _ Non è un paese per vecchi _ Chicago _ Breakfast at Tiffany's _ 21 _ Next _ Oxford Murders - The Mist ___ Cloverfield _ Thank you for smoking _ L'uccello dalle piume di cristallo ___ Sogni e delitti _ 30 giorni di buio _ Shoot'em Up _ Profumo (storia di un assassino _ Sunshine
No(t)te
Mille e uno pensieri mi attraversano il cranio. Da parte a parte, senza toccare punti vitali.
Buio di sigarette fumate per noia. Dita che battono un ritmo inconcludente sulla tastiera. Uso solo la mano destra. La pagina si riempie di lettere che non rileggo, perché non c'è bisogno, né senso, né direzione, mentre la cenere scivola nelle fessure tra i tasti.
Acceco le sillabe.
Scaglio i pensieri avanti, sperando di rincorrerli.
E deformo i ricordi, come creta.
Se ci ripenso, non è un caso che a scuola, nell'ora di arte, abbia sempre modellato posacenere.
Eccetto una volta, una sfinge.
Come dire che o si fuma, o ci si perde dietro gli enigmi.
O entrambe le cose.
Avendo passato circa 8 mesi dell'anno a deplorare il freddo / la pioggia / la neve/ la nebbia e tutti gli agenti atmosferici connessi alle stagioni peggiori, appena arriva l'estate riscopriamo il piacere del sole. Come orsi, sgusciamo fuori dalla tana, e sudiamo. Quanto ci piace, sudare, a noi torinesi. Il giubilo dura circa una settimana.
Poi l'afa mica la sopportiamo più.
Siamo gente fatta per l'umidità, le giornate tetre, l'asfalto fradicio. Le "vasche" sotto i portici per non bagnarsi l'orlo dei pantaloni. Sport cittadino ufficiale, l'abbiamo inventato noi.
Ma in quella preziosissima settimana dell'anno, pronunciamo frasi del tipo: «Ah, certo che se a Torino ci fosse il mare...». Una variante del noto adagio: Se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Beri.
Insomma, perdio, abbiamo le colline, la campagna, i laghi, le piste da sci. Perché il mare no?
Bene.
A quanto sembra qualcuno progetta di esaudire le nostre preghiere.
Ovvero: come riciclare l'area dei binari dismessi, quando Porta Nuova cesserà di essere una stazione? Anzi, la stazione?
Le scelte più probabili, a rigor di logica, sarebbero state un museo, un'area verde, al limite un enorme (e odioso, e deprecabile) centro commerciale. Ma ammettiamolo, ci vuol ben poca fantasia.
No, no. Non va. La città delle Olimpiadi pretende di più. La città vuole il mare. Ed eccolo qui: il mare a Porta Nuova. Una zona balneabile, con tanto di spiagge, barche a vela, ombrelloni, bagnini, motoscafi, castelli di sabbia. Dove si terranno concorsi di miss maglietta bagnata, gare di pesca al traino, tornei di petanque. Il torinese vi si recherà in divisa d'ordinanza: pinne, fucile ed occhiali, crema da sole, pareo e infradito. E sarà imperdibile la crociera di due giorni "Piazza Carlo Felice - Moncalieri", con scalo al Lido Lingotto, per lo shopping delle signore.
Sulle prime ho pensato che il signorMaurizio Zucca fosse impazzito, o sotto l'effetto di qualche analgesico decongestionante. Mi è venuto in mente il mesto troncone mutilato della monorotaia, e ho avuto paura. È facilissimo smontare una monorotaia, soprattutto se inutile. Ne lasci lì un pezzettino, a monito delle generazioni future, e ci ridi sopra.
Ma il mare. Il mare non lo smonti mica. E t'immagini, col passare del tempo, tutte le cabine divelte, i branchi di pesci monnezza spiaggiati sul bagnasciuga, gli ombrelloni a brandelli, gli scioperi di bagnini cassaintegrati, i convegni all'Unione Industriale per decidere come riqualificare il settore della balneazione.
Poi ho visto le foto. E anche se continuo a credere che il signor Maurizio Zucca sia dipendente da sostanze psicotrope, io tengo per lui. Perché non si può non essere orgogliosi di vivere in una città così assurda. Sperimentiamo. Voglio il mare. Datemi il mare a Torino, e - come cittadina - prometto che snobberò tutte quelle pallose località liguri. Non mi muoverò mai più da qui.
Ho solo un suggerimento, per il signor Zucca. Il mare non facciamolo a Porta Nuova. Lì, strangolato tra i palazzi, la Crocetta sulla riva destra e San Salvario sulla sinistra, rischia di intristirsi.
No. Ho un'idea migliore: spianiamo Pecetto, Pino Torinese, Chieri, Trofarello. E il nostro mare lo costruiamo dall'altra parte della collina, ché c'è più spazio.
Non solo: all'orizzonte, nelle giornate limpide, si potranno intravedere le Cento Torri di Asti. Ci convinceremo tutti che sia un'isola da conquistare. Non sto a spiegarle, poi, quale immenso vantaggio sarebbe (per i nottambuli come me) piazzarsi lungo la strada panoramica di Superga e avere sotto gli occhi, bella pronta e a portata di tutti, un'alba sul mare.
N.B. In questo post, la parola mare è stata ripetuta 11 volte.
L'Accademia della Crusca può ora
rendere nota tutta la sua indignazione.
Vù vù vù trenitalia punto cooom «Ve possino ccecà!»
Dice un proverbio spagnolo: Quien tiene lengua, a Roma llega.
Che significa: Chi ha la lingua, arriva a Roma.
E questo week-end c'era la Notte Bianca. E la voglia di ubriacarsi sotto qualche monumento millenario. Di un tuffo fuori stagione nella fontana di Trevi, urlando «Marcelooooo, come here!».
Sulle prime, la proposta di M. mi sembrava una follia. Roma in una notte. Toccata e fuga. Ma una follia di quelle belle, una follia gggiovane, di quelle che poi ti sorprendi a dire: "Minchia". E ai nipotini, cinquant'anni dopo, racconti di quanto era fuori la loro nonna, a partirsene così, ciao a tutti, ci vediamo domenica, vado alla notte bianca di Roma. Oh.
Senza contare che la sottoscritta (ridetele in faccia quanto vi pare) a Roma non c'è mai stata.
A tutto questo pensavo, quando - davanti a un piatto di agnolotti - ho detto «Sì».
Che M. non ci poteva credere.
Che neanch'io ci potevo credere. (Questo dimostra come non si debba mai perdere occasione di testare la propria incoscienza)
Purtroppo io e la Socia non abbiamo fatto i conti col proverbio trenitaliano: Quien no tiene boleto, a Roma no llega. E a Roma, neanche stavolta, si llega.
La morale della favola è: meno lingua e più biglietti.
Con un ultimo slancio di cattiveria, spero che tutti quelli che hanno impedito a queste due sciagurate di compiere un sano gesto inconsulto stasera si divertano pochissimo, mentre io (di necessità virtù) mi ubriaco all'OktoberFest di Susa.
Anche quest'anno sono sopravvissuta alle ferie. È stata dura, durissima. Ma ce l'ho fatta.
Al solo scopo di superare indenne l'inevitabile depressione post-rientro, ho stilato un elenco delle cose positive. Come Pollyanna.
1. il computer
2. il computer (che tristezza, eh?)
3. i progetti. Tanti, perché credo nella "legge dei grandi numeri", e qualcosa di buono ne verrà fuori.
Ma c'è una cosa che, più di tutte, mi fa tirare avanti: i pettegolezzi. Eh sì. Non c'è niente di meglio che tornare, prendere un bel caffè e aggiornarsi sui cazzi degli altri.
E allora capita di trovarsi in quattro (tutte donne), nel dehors di un bar centralissimo.
Storie di spogliarellisti "in borghese", spettacoli privati. Corridoi d'albergo e tentati suicidi. Ché Sex & the City, in confronto, pare La casa nella prateria.
Il fatto divertente, però, è che la vera portinaia non è femmina. D'altronde è una leggenda che prima o poi andava contraddetta, quella delle donne pettegole. Gli uomini ci tengono testa alla grande.
E sembra che ai miei amici sia salita la fregola. L'ormone. Amici, amiche, è tutto un giro di letti. E io son sempre l'ultima a sapere le cose. Menomale. Mi consola. È come esultare per il gol di Materazzi ai mondiali con una differita di due mesi. O un anno. Le mie coronarie sono salve.
Quanto a me, s'è vero il detto "Whoever gossips to you will gossip about you", le storie scabrose languono. Niente che possa competere con uno spogliarellista catanese, ma insomma.
(per te che leggi, sì, parlo proprio di te: sto scherzando)
In ogni caso, nelle prossime settimane tenterò di contrarre qualche malattia tropicale, farmi rubare la macchina o ereditare una cospicua somma di denaro da un parente mai visto.
Per tenermi in pari.