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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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sabato, maggio 20, 2006


sopra: Gen sta per partire in missione con l'Apollo 13
dalla base NASA di Los Angeles (agosto 2005)

Atto Primo - Astronomi o astronauti
Ieri (durante una delle migliori "conversazioni da quattro di notte" mai sperimentate), qualcuno mi ha regalato un ottimo spunto per autopraticarmi la consueta masturbazione mentale. Sport di cui sono cintura nera.
Diceva che le persone si dividono in due categorie: gli astronomi e gli
astronauti.

I primi, gli astronomi, osservano il cielo a debita distanza, coi piedi ben saldi a terra e lo sguardo infilato dietro giganteschi cannocchiali. Dei pianeti e delle stelle sanno tutto: grandezza, colore, posizione,  materia, aspettative di vita, morte. 
Guardano in su con la pazienza del calcolo, delle coordinate precise, assottigliando i margini d'errore a percentuali irrisorie. Il loro obiettivo è inscatolare l'infinito che conoscono dentro una mappa di lentiggini stellari, uno spazio a due dimensioni che - se soltanto potessero vedere tutto davvero - non avrebbe più un solo angolo buio. E intanto la gravità li appiccica a terra come insetti sulla carta moschicida.

Poi ci sono gli astronauti. Quelli che rischiano la vita per vederle sul serio, le stelle. Per starci in mezzo.
Le stelle hanno un profumo? Esistono stelle o pianeti urticanti, callifughi, emollienti? Alieni a forma di teiera, ma grandi un micron quadrato?
Solo da lassù si ha il diritto/dovere di sapersi insignificanti, prodotti di coincidenze biologiche, eterni quanto mezzo soffio celeste. Cioè quasi niente. 

Non è sbagliato, in linea di principio, voler essere astronomi. Ma questa sorta di "coscienza del Nulla che siamo" è di una bellezza accecante, a pensarci bene. Non toglie valore ai nostri respiri. Semplicemente, ci suggerisce la fretta di assaggiare il massimo nel (poco) tempo disponibile, cambia le priorità. Ed è una scoperta che si può fare solo dall'alto, o meglio, da più in alto, fin dove le tue gambe riescono a portarti.
Perciò ho deciso che voglio essere un'astronauta. Sulla Terra, se capite cosa intendo. 

Atto Secondo - Wei ji
Sempre ieri, qualcun altro mi ha raccontato una storia interessante, a proposito di "crisi": pare che in cinese il termine crisi sia l'unione di due ideogrammi, wei e ji.
Wei ji, crisi.
Wei è negativo: significa rischio, problema, pericolo
A mitigare la situazione arriva però ji, che vuol dire
possibilità.
Wei ji, crisi, pericolo e possibilità.

[Sembra che anche John Kennedy sia stato, come me, travolto dal fascino di questa notizia]

Espirato da gen | 17:25 | commenti (22)






sabato, maggio 06, 2006

Espirato da gen | 19:22 | commenti (13)






mercoledì, maggio 03, 2006

Sì, señor, la revoluciòn!

La mia amica L., altrimenti nota come "la mia ex amica L." (se è vero che il principio primo di un'amicizia è quello di sentirsi almeno una volta ogni sei/sette mesi), da giovane era una grande promessa della rivoluzione.
Prerogativa più che comprovata da gadgets quali: 
_ la spilla del Che infilzata nello zaino
_ lo straccio bianco di Emergency
_ le amicizie extracurriculari di sinistra
_ gli anfibi sgarruppati
_ i capelli tinti di viola
_ il rifiuto viscerale per qualsiasi tipo di autorità

A riprova dei compromettenti trascorsi nelle fila dei giovani revolucionari sabaudi, cito una fotografia scattata a Brighton (UK): la nostra eroina, a suo modo stupefacente anche lei, viene ritratta raggiante nell'atto di alzare il pugno chiuso, facendosi scudo simbolico con la maglia rossa del Che.
In quel remoto e piovoso luglio britannico, anno 2001, non c'erano dubbi sul fatto che L. avrebbe sovvertito il sistema, prima o poi. A furia di manifestazioni, autogestioni e altre pseudo-ideologiche indigestioni, un nuovo mondo era davvero possibile.

Purtroppo, però, il destino dei liceal-idealisti è irto di pericoli, derive insospettabili, continue tentazioni.
L. non venne risparmiata: prima le amicizie collinari, poi il lavaggio del cervello da parte di una congrega d'invasati, amici (a pagamento) meglio noti come tutor, che nei loro colloquii informali (a pagamento) le illustravano la necessità di superare (gratis) il suo blocco psicologico a proposito dell'ingoio. E non di rospi si trattava.
Scomparvero le spille del Che, i capelli tornarono della loro tinta primigenia, gli anfibi sostituiti dagli stivali col tacco.
Nel frattempo, smetteva di chiamare la sottoscritta. O viceversa. Le dinamiche non sono mai state chiare.
E alla fine di tutto questo, quando il limite del peggio sembrava ormai raggiunto a pieni voti, arriva la mazzata letale:
alle scorse elezioni ha votato CdL.

La morale della favola è:
Il Che non c'è più.
La religione nemmeno.
Amen.

Espirato da gen | 03:33 | commenti (35)