Cat PowerJukebox (2008) Radio Virgin Italia[FM 90.90 a Torino] Eddie VedderInto the wild
Into the wild _ American Gangsters _ La promessa dell'assassino _ Io sono leggenda _ Ricomincio da tre _ Non ci resta che piangere _ Asso _ Non è un paese per vecchi _ Chicago _ Breakfast at Tiffany's _ 21 _ Next _ Oxford Murders - The Mist ___ Cloverfield _ Thank you for smoking _ L'uccello dalle piume di cristallo ___ Sogni e delitti _ 30 giorni di buio _ Shoot'em Up _ Profumo (storia di un assassino _ Sunshine
Paleo-che? o anche non è facile farsi un'idea di quanto spirito sia necessario per non essere ridicoli
C'è qualcosa di grottesco nelle statue coperte di neve. Quando nevica la città continua a muoversi, solo un po' più piano. Le statue non possono, e restano impassibili, serissime. Ferme in gesti eroici esagerati, sedute petto in fuori su cavalli rampanti di cui s'è volutamente scordato il senso delle proporzioni. Oppure (ancora peggio) pensose, se il personaggio era un intellettuale, appollaiate sopra poltrone di pietra. Quindi scomodissime. Ad esempio: chissà cos'ha tanto da pensare il signor Paleocapa, ti chiedi nell'omonima piazza, e che avrà fatto di tanto importante, a parte morire a Torino? È pieno di gente che muore a Torino, oltretutto. Un conto è Nietzsche che in Piazza Carlo Alberto c'impazzisce e scrive Ecce homo. Quello sì che fa sensazione. Ma il signor Paleocapa, che a Torino nemmeno è nato - e con un cognome del genere, poi - chi l'ha mai sentito? Non bellissimo, peraltro: le dita mozzate a metà, un pezzo di piede mancante e la punta del naso finita chissà dove chissà quando, somiglia vagamente a Michael Jackson.
Oggi però è più stoico del solito. Rimane lì, nonostante nevichi fortissimo, al centro della ridicola piazza che porta il suo ridicolo nome. La neve gli cresce addosso senza pietà, ma Paleocapa non fa una piega. Resiste.
Forse si consola ripetendosi che è per il bene delle olimpiadi. Forse sta pensando: "Meglio questo di una copiosa cagata di piccioni".
Qualche giorno fa, la geniale manginobrioches ha buttato giù un elenco dei suoi ex fidanzati. Tutto ciò mi ha fatto pensare. Non farò lo stesso perché: [1] scatta l'allarme-plagio [2] non è il caso di riesumare vecchi scheletri ultrasepolti [3] qualcuno proprio non me lo ricordo (chiamo in causa il meccanismo di rimozione freudiana post-traumatica).
Però.
Però - come dicevo - l'ecolaliste di manginobrioches mi ha dato molto da pensare. Ho così realizzato che la mia apertevirgolette brillante chiusevirgolette carriera ha avuto delle cadute stilistiche quasi imperdonabili. Il primo bacio purtroppo non si scorda mai. Svenduto in un gioco perverso chiamato "Posso", dopo la pizzata natalizia di terza media, per location un parcogiochi periferico con tossicomani defilati dietro gli alberi. Lui era bellissimo tanto quanto io ero orba. (L'amore, dicono). Tanto per capirci, nella scala evolutiva A.P. era senza dubbio l'anello di congiunzione fra gli esseri umani e il primigenio orangotango. Nonostante questo, nel piccolo dei miei 13.5 anni, lo amavo. Mi affascinava il suo apparecchio perché era l'unica cosa che avessimo in comune. Scintillava come neve al sole. Quel bacio (nome in codice "Posso 4", che rispetto al "Posso 3" aveva un'aggiunta di lingua) mi fece schifo. Ma il rischio di incastrare i rispettivi apparecchi uno nell'altro era, a suo modo, il surrogato di un'immagine romantica, se non addirittura erotica. Lasciai il macaco dopo aver saputo di un tradimento con la mia vicina di banco, a una festa. Finisce sempre così, a quell'età. Faccetta nera. Questo era carino. Fisico sportivo, altissimo. Piaceva molto a mia madre, e già da lì avrei dovuto capire. Fatto sta che ogni tanto, quando meno me lo aspettavo, forse posseduto dallo spirito di qualche gerarca fascista, attaccava: "Italiaaaaaaaaaani". E poi tutto il discorso, completo di pause e giubilo della folla. Poteva capitare persino 3 o 4 volte nella stessa serata. A un ritmo del genere, incapace di praticargli un esorcismo, non ressi più di sette giorni.
Piccoli traumi, in fondo, niente di doloroso. Di quelli grandi non mi ricordo, o quantomeno non ne scriverò qui. Ma certo devo essere stata un trauma anch'io, se Esse (la mia primissima dolcemetà delle elementari) s'è scoperto gay. E chissà quanti altri ancora, che non so.
*Due mesi oggi. Ma mica ci fossilizziamo sulle ricorrenze, noi. Giusto? **Forse non avrei dovuto dirti che mio padre aveva 26 anni, quando sono nata io. Sei diventato pallido. :)
Lezione esistenziale # 238/f/bis Lo studente medio tende a lamentarsi dei propri coinquilini (tratto da storie vere)
Caso A - La notte delle mozzarelle viventi Il coinquilino di Filippo [nome di fantasia] ha lasciato che una mozzarella mummificasse nel frigorifero. Dopo ventitrè mesi sul secondo ripiano, la mozzarella aveva un nome proprio (Frankie), qualche progetto per il futuro e un paio di domande sul significato dell'esistenza. Ma soprattutto era in grado di articolare correttamente circa 3000 parole. Un giorno, mentre il coinquilino era fuori, Filippo trovò un biglietto scritto con la salsa tartara, sul secondo ripiano. Diceva: ti prego, uccidimi. Ancora oggi Filippo si chiede chi l'abbia lasciato. Come finisce la storia? Frankie sta bene. Se tutto va come previsto, si laurea in Botanica l'anno prossimo.
Caso B - Gradisci un lassativo? La coinquilina di Maurizia [nome di fantasia] le scrocca le sigarette. E offre lassativi come fossero caramelle al lampone. E prende la tachipirina quando non ha l'influenza, in modo da abbassarsi la temperatura corporea a 34.3. E quasi ogni notte, verso le 4 e mezza, chiama qualche sua amica sul cellulare per raccontarle il sogno che ha appena fatto: gente squartata, madonne infilzate, sangue, coltelli, morte. Nonostante questo, Maurizia la difende: "Non è poi così male", dice. Come finisce la storia? Maurizia ha appena ricevuto un invito per andare in crociera sul Mar Rosso. Dall'ex della sua coinquilina. Giustificazione: "Mi stai simpatica". Dio li fa e poi...
Caso C - Mi casa es tu casa Maurizia non è nuova alle convivenze deviate. La mattina di Natale, mentre i suoi genitori erano già in viaggio per raggiungerla, scoprì che l'allora coinquilina aveva fatto salire in casa sei pisani conosciuti quella stessa notte, e strafatti di coca. Come finisce la storia? Non è durata molto.
Esercizio di fantasia: immagina il tuo ipotetico coinquilino (prima che sia troppo tardi) Se avessi un coinquilino, di sicuro non saprebbe cucinare. Come me, del resto. Quattro-salti-in-padella come unica fonte di sopravvivenza. Avrebbe da ridire sul disordine in camera mia e sulla puzza di fumo. Giocherebbe a tennis, sport che odio (non me ne vogliate). Sarebbe un berlusconiano ortodosso, perciò di politica non potremmo parlare. Qualora mi dovessi alzare alle 6 e mezza per presentarmi a un esame, si incazzerebbe perché l'ho svegliato tirando l'acqua. Collezionerebbe libri della Fallaci, su quanto sono brutti i musulmani, e di Crepet, sui conflitti tra generazioni. Guarderebbe "Porta a porta" ogni sera, e "Distretto di polizia" quando c'è. Se avessi un coinquilino, sarebbe come mia madre. E io a un cambiamento così grosso non sono preparata.
So I need some fine wine and you, you need to be nicer For the good times And the bad times we know will come
[Impossibile come suoni naturale, svegliarsi e ricominciare. Averne una voglia disperata, di carne e di ossa e di respiri che coincidono. Crollare sullo stesso cuscino, momentaneo centro di gravità]
[All'autogrill, un vecchio cambia 10 euro in gettoni, obolo del videopoker. Passerà mezz'ora a pestare sui pulsanti, con l'espressione ostinata e neutra dell'abitué, senza che il computer ricambi la cortesia. Da sopra il bancone, la foto benedetta del defunto papa sembra assolvere ogni peccato. Un toast e un caffè. Non vendono sigarette]
[L'autostrada è una cicatrice in mezzo alla campagna, filari d'alberi scheletrici slittano nel rettangolo del finestrino. Il sole vola basso, tondo come rosso d'uovo e velato di nebbia, poi tramonta spezzandosi dietro un orlo di roccia]
[Mi spiacerebbe poterti spiegare la tristezza che hai visto: è il pensiero di quanto i sempre e i mai possano fallire. Sono soltanto parole più o meno belle da pronunciare, infilate di taglio dentro frasi grosse e leggere. Trucchi da prestigiatore. Ma il Caso è bugiardo, vive secondo una puntualità tutta sua. Dopodomani forse sarà ancora un'altra cosa. Perciò non è tristezza, nient'altro che un vago sapore di precipizio, eccesso di velocità, il muoversi goffo e scomposto di chi sta per lanciarsi e arrischia un minimo d'equilibrio, facendosi da contrappeso con le braccia]
[Il salto definitivo. Gli occhi. Le mani. Tua madre. La tua ex. Non c'è tempo per metabolizzare. Accade, e basta. Eccomi qua: sospesa fra gli occhi e le mani. E tu hai mica visto la mia paura? Ce l'avevo qui un attimo fa. Ora non la trovo più]
Lezione esistenziale # 237: l'amicizia è compromesso
Assunti teorici Se gli amici si riconoscono nel momento del bisogno, e in un dato momento Y della tua imprevedibile vita ogni tassello - o quasi - quadra perfettamente, al punto che l'eventualità di una bella crisi emotiva sembra lontana circa 4 fantasbilioni di chilometri, il tuo senso di ragno dovrebbe godersi un meritato riposo. Tale riposo prevede che non ti venga la tentazione di ridefinire, almeno in linea di principio, chi è (ancora) tuo amico da chi passa notti insonni, sepolto in una cantina, a elaborare piani su come farti lo sgambetto sul pullman, deturparti la faccia con cocci di bottiglia o tagliarti le gomme della macchina. Detto ciò, tornando agli amici, alias coloro-i-quali-non-ti-vogliono-male, se non ti chiamano è perché: 1. stai bene 2. le persone ultrafelici alla lunga sono noiose 3. la quantità media di sorrisi altrui che una persona può sopportare, nell'arco di 24 ore, è 4.7: cifra incompatibile col tuo tentativo di battere un record personale 4. sono un po' pigri
Da tutto questo risulta che a volte l'amicizia è compromesso. Tra pigrizia e orgoglio, un venirsi incontro, anche se non è sempre chiaro chi debba fare la prossima mossa. Tra moralismo e accettazione, un mettersi nei panni degli altri. Tra l'istinto di mandare tutti a farsi fottere benedire e la pazienza. Il compromesso è l'arte di tagliare una torta in modo tale che ciascuno creda di avere avuto la fetta più grossa, pensava un certo Peerce.
Esercitazioni pratiche Non farti sentire per tutta la settimana. Lascia il telefono a distanza di sicurezza: abbastanza da sentirlo, ma non tanto da poter comporre un numero. Dopodiché aspetta. Fai tutte le cose che devi fare (esami / Lui / scrivere / leggere / musica), cosicché - trascorsi sette giorni sette - non avrai speso pomeriggi interi a porti domande sulla salute delle tue relazioni sociali, che non è mai un buon modo per ammazzare il tempo. Nota bene: l'esercizio può essere interrotto in qualunque momento, casomai una loro telefonata arrivasse, almeno. Risultato A - qualcuno in effetti ha chiamato Esperimento riuscito! La prossima volta, però, chiami tu. Risultato B - non si sono fatti vivi Nell'ordine: ti dispiace, ti crucci, ti disperi, ti incazzi, inizi seriamente a preoccuparti, prendi in mano la cornetta, componi il primo numero che ricordi a memoria. Perché un conto sono la pigrizia e l'orgoglio (che sembra il titolo del prossimo polpettone firmato Fallaci), un altro conto è fottersene-punto.
Il mio duemilasei è cominciato con la neve, il bianco perfetto della neve. Che scende e si aggrappa ai nostri cappelli, le tue dita tra le mie, montagne altissime sopra case di legno col tetto in pietra e le ante rosse alle finestre. Courmayeur, il villaggio di Biancaneve. I fuochi e le grolle, i baci di auguri e quegli altri baci dati per esorcizzare il freddo, o la vertigine di sorrisi di labbra morbide e di occhi verdi. Ti amo, come si diceva, anche in francese. Je t'aime beaucoup / moi aussi. E penso che sei strano, tu, vegetariano anarchico scrittore animalista sognatore ventiseienne, ex-punk ex-metallaro ex-rasta. Mancino, oltretutto. Forse ti piace la neve perché non c'è nulla di più bianco. Se la vita fosse una fiaba simbolista non ci sarebbe inizio migliore, perché bianche sono le pagine dei diari appena comprati. Così, mentre non mi guardavi, ti guardavo dormire. Sognavi di sicuro. Ti ho appoggiato un bacio sulla fronte, prima di addormentarmi. Senza svegliarti, mi hai abbracciata di più.
2006, voglio essere felice. All'incirca così.
ah, si vivesse solo di inizi di eccitazioni da prima volta quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora. -- Niccolò Fabi Costruire