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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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giovedì, aprile 28, 2005

Una sana insalata di cavoli propri

Certe diete, carenti in verdura, causano travasi di bile quasi letali. Per ovviare a questo rischio, esistono in natura (anche se molti ormai li danno per dispersi) i miracolosi cavoli propri.
Non necessitano di nessuna preparazione particolare, si possono consumare indifferentemente a colazione, a pranzo e a cena, in ogni stagione dell'anno. Sono buoni, genuini e non impegnano, ottimi se assaggiati senza condimenti. Per i primi tempi, avvezzi ai grandi buffet di cappero altrui (contorno invero assai infido), è possibile trovare i cavoli propri piuttosto insipidi. Succede soprattutto quando il proprio giro-vita non è abbastanza interessante. Meglio non farci caso, affettare i propri cavoli e magari sgranocchiarli in scioltezza davanti alla tv, come succedaneo dei pop-corn, nei pub, all'università e in qualunque posto non vengano serviti capperi altrui dal produttore al consumatore.
Ne esiste, infatti, un autentico spaccio illegale. Può succedere che li troviate a basso costo attorno ai tavolini di un bar, venduti in dosi più o meno grandi a seconda della [presunta] qualità. A loro volta, prima di arrivare a voi, lo stesso sacchetto di capperi altrui sarà passato di mano in mano, subendo alterazioni pericolose nei principi nutritivi e nella forma dei capperi, quali un ingrossamento innaturale o una gradazione cromatica più accesa. È sempre bene controllare il luogo di coltivazione (per quanto sia faticoso), e in casi estremi un consulto faccia a faccia col produttore può chiarire gli ultimi dubbi.
Il modo migliore per vivere tranquilli, sani e sereni è attenersi ai capperi offerti - anche per confessione - da chi li ha coltivati.
A scanso di equivoci, l'insalata integrale di cavoli propri resta la via più salubre per scongiurare un'imminente colica renale. La mia.

Espirato da gen | 02:32 | commenti (13)






martedì, aprile 26, 2005

Chi ci capisce è bravo
gli altri sono pregati di fare lo scontrino alla cassa

Qui sotto, potete crederci, c'era un post.
Epperò troppo
acido | sentenzioso | sterile | frustrato | amorale | inutile | chiacchierone

Pensiero in fieri: la notte porta consiglio

Espirato da gen | 01:56 | commenti (8)






mercoledì, aprile 20, 2005

Le persone extra-ordinarie
Le persone extra-ordinarie giocano a farsi valere. Son quelle che azzeccano il tic-tac giusto delle lancette cosmiche, mentre gli altri finiscono incastrati fra gli ingranaggi. Ecco, prendi Mike, ad esempio.
Mike che scappa dagli acquazzoni della primavera di Praga. Mike (al secolo Micha) che a 14 anni si ritrova in una città che non è sua, dove si parla una lingua che ancora non conosce. E te l'immagini la sua prima volta allo stadio comunale, con tutti quei cartelli imbarazzanti (curva nord, curva sud), ché kurva in ceco significa ben altro. Ha a che fare con le donne e con facili costumi.
Mike che conosce cento parole d'inglese e va a fare la quarta liceo negli States e la quarta diventa quinta, e poi diventa vita. Perché ognuno ci trova la sua, di America. Il giapponese, l'italiano e lo spagnolo. L'America te la dipingi coi colori che ti pare.
E prima son quelli delle fiches (quando si inventa croupier), poi il verde della GreenCard, e l'ocra delle colline sopra la Bay Area di San Francisco.
Le persone extra-ordinarie son quelle che sanno plasmarsi da sé con una manciata di fango. Magari ci rimettono una costola, o picchiano la testa contro il muro cento volte, ma alla fine, mentre chi si accontenta gode così così, puoi giurarci, loro ce la fanno.

Siamo rimasti 3 ore e mezza a parlare, davanti al mio pc. Dell'America, naturalmente, e dell'Italia, e dell'America vista dall'Italia e viceversa, di come entrambe le visuali siano appiattite dalla distanza di un oceano intero. Del fatto che il nostro reciproco osservarci sia solo un'immagine in 2D, una realtà truccata dai migliori make-up artists per coprire le rughe del sistema e riproiettarlo su schermo attraverso tubi catodici ciechi. Ché non ci sono contenuti speciali per vedere le scene tagliate: bisogna esserci dentro, protagonisti o comparse.
E di lui, del rapporto coi suoi genitori compromesso dall'atavico sospetto per le persone extra-ordinarie. E di Bush, anche, dell'adesivo appiccicato sulla sua macchina che recita "Somewhere in Texas there's a village missing its idiot", perché quel cowboy lì l'han votato solo i bifolchi dell'Arizona, dell'Ohio, del Tennessee. Quelli svaccati su una sedia a dondolo col fucile sotto braccio. Però, forse, tanto bastava.
Come fai a biasimarlo, quando dice che non tornerebbe indietro? Come fai a spiegargli che per noi, quaggiù, gli americani portano il volto imbecille di un vaccaro texano e di quelli, forse molto più furbi, di chi gli tira i fili?
Con l'accento incerto di una lingua che non ha mai dimenticato, misto allo yankee e al russo, Mike (che ha vissuto tutte le ideologie) risponde:
Americani? Quali americani? Il giapponese? Il cinese? Il tedesco? Quali americani?
Poi sorride. Si accorge che sono le 4 del mattino e di questo passo potremmo continuare per ore. Rousela, ti sto contagiando my jet-lag. Non sa quante cose ho imparato del mondo in queste tre ore e mezza.
Ci salutiamo sulla porta, perché di lì a poco dovrà ripartire, una valigia piena di gadgets torinesi per i suoi figli e una promessa per me.
L'ha trovata davvero, l'America. E - ad agosto - chissà che non la trovi anch'io.

Espirato da gen | 23:41 | commenti (10)






sabato, aprile 16, 2005

ANSA 9/8/2007 16:45 - Ancora in fase di elaborazione il vaccino contro la sfiga umana. Secondo Michael Huttembacker, ricercatore capo della G.U.F.O., "le analisi procedono, ma i test condotti sui topi ballerini del Kispios non producono i risultati sperati. Confidiamo nei prossimi esami".
Vanificate, dunque, le aspettative riposte dagli sfigati cronici negli sviluppi della scienza medica. La necessità di un rimedio si era resa urgente in occasione del caso Gen (nome di fantasia), datato aprile 2005, che presentava tutti i sintomi del morbo: sveglia col piede sinistro, arricciamento di capelli dovuto all'umidità atmosferica, stanchezza, perdita del portafoglio con conseguente nevrosi, incapacità di intendersi col software iTunes e, da ultimo, predisposizione a farsi insultare da gruppi di truzzetti minorenni davanti al distributore di sigarette.
Gen rimane un caso patologico raro da tenere sotto osservazione, ma - sempre secondo i medici - potrebbe indicare l'evolversi di un'epidemia su scala planetaria. 
Consigliano quindi alla popolazione civile di evitare i luoghi pubblici (in particolare le università e i mezzi di trasporto urbano comunale) e, ove possibile, di non uscire di casa se non per emergenze. Il codice rosso SIC (acronimo per Sfiga Incredibile a Credersi) rimarrà attivo fino al termine dello stato di calamità. Qualora foste affetti dalla malattia, siete pregati di denunciarlo alle autorità competenti chiamando il numero verde 800-404040 nelle prossime 48 ore. Il personale medico provvederà a indicarvi l'Ufficio Quarantene più vicino.

Espirato da gen | 01:10 | commenti (23)






giovedì, aprile 14, 2005

Lo chef caldamente consiglia :

Ovvero: come avere tremila cose da fare.
E non farne nessuna.
Da non perdere.

(In vendita nei peggiori bar di Caracas)

Espirato da gen | 02:39 | commenti (8)






venerdì, aprile 08, 2005

Sto smettendo di fumare
(moti d'incoraggiamento)


1. Ma va' la'. Sei giovane, c'hai tempo.
2. Non ci credo per nulla, comunque vedremo.
3. A proposito, dove ho messo le mie sigarette?
4. Brava, ti appoggio, fai bene.
5. Giusto: sfibra i capelli, fa venire i denti gialli, le rughette accanto alla bocca. (un momento dopo è uscita sul terrazzo a farsene una, alla facciazza mia)
6. NON prendere il caffè. (l'ho preso. la prova del 9. che tormento)
7. Esistono delle liquerizie a forma di bastoncino per aiutarti.
8. Mia nonna ha smesso coi chewing-gum alla nicotina. E poi è diventata dipendente da quelli.
9. Ma come fai se adesso cominciano gli esami?!
10. Vuoi smetterla di tamburellare con le dita?
11. Non-dire-cazzate. Tu NON puoi smettere. Tu SEI nata per fumare.
12. Fai come mia zia: invece di fumare, apri il pacchetto e aspira l'odore col naso. Basta quello.
13. Ti senti bene?
14. Compra le sigarette più pesanti che ci siano, stacca i filtri e fumatele tutte così. Fa talmente schifo che poi ti verrà la nausea delle sigarette. Fidati. A me hanno insegnato così.
15. Noi andiamo un attimo fuori a fumare, vieni? Ah, già che tu vuoi smettere. Torniamo subito.
16. Non l'avevi già deciso almeno otto volte?

E non dite anche voi che non c'è speranza. Per favore, abbiate un po' di pietà: tifate per me.
[Sono aperte le scommesse: ce la farà Gen a smetterequandovuole come sbandiera da anni?]

Forse dicendo questo il totale delle puntate a mio favore calerà precipitosamente, ma
voglio, fortissimamente  voglio una sigaretta. Ho messo il pacchetto non-finito nel cassetto. Ci sono dentro almeno 12 bionde. Non devo toccarle. Trentamarlboro, se mi senti, so che mi capisci, lo so: offrimi un po' della tua empatia.
Che supplizio.

Espirato da gen | 16:01 | commenti (24)






mercoledì, aprile 06, 2005

Wanna be a journalist?
(hai voluto la bicicletta: mo' pedala)

Pensieri immediati
È uno speciale di 30 minuti su un mediometraggio-fiction recitato malissimo da tredicenni implumi (però ottimi costumi, per carità). E l'hanno affidato a noi. Dall'alto le informazioni sono praticamente (il "praticamente" è opzionale) nulle. «Sentitevi liberi». Ok. «Ah, dovete anche organizzare una tavolarotonda/dibattito». Una via di mezzo fra la ricerca del Graal e Costanzo? Non lo dico. Il peggio che mi possa capitare è perdere la Juve contro il Liverpool.
La trama.
Due bambini delle medie che hanno tutto dalla vita, una lei e un lui, si addormentano durante la lezione di storia sulla Resistenza. Guarda un po' (cliché!), si ritrovano entrambi come per magia nel periodo bellico. E capiscono che non ci si divertiva affatto. Mica come adesso. Però tutto in fondo era più genuino e vero.
Messaggio finale.
Era meglio quando si stava peggio?

Tour-de-sforce.
Subisci il cazziatone perché non hai mandato il testo dell'altro servizio in tempo | gli spaccheresti volentieri lo zigomo sinistro | speakeraggio | esci alle 18 dalla redazione | torna a casa a prendere la cassetta per l'editing (sempre dell'altro servizio) | il tuo video-registratore non funziona | cerca un video-registratore agibile | editing | sono le 19 | sei in ritardo | hai una fame boiafaus | vai a prendere Erika l'operatrice in stazione | cena a tempo di record al Brek | una pasta pomodoro & scamorza per tenerti leggera | di corsa in macchina al teatro dove si terrà l'anteprimamondiale del meraviglioso film | teatro tra l'altro immerso nel più pieno nulla urbano | solo cinque minuti di ritardo | sospirone.
Chi/che cosa devi trovare.
Il regista. Gli attori. Il vecchio che faceva la parte del nonno. Steve Della Casa. Bruno Gambarotta. Immagini di copertura decenti. Chi si è occupato dei costumi da tedeschi e delle ambientazioni. Altri vecchietti, ché fan sempre buon brodo. Qualcuno che esca dalla sala ammettendo che il film gli ha fatto schifo.
Da evitare come la peste. 
I ragazzini idioti che non vedono l'ora di urlare "Italia UNO!".

Il giovane protagonista.
Irriconoscibile. Sono passati due anni da quando faceva la parte di Mirko, il ragazzino scanzonato e curioso (cit.), un po' grassottello. Adesso di anni ne ha quindici, è più alto di mezzo metro e fa il metallaro. Hai avute altre esperienze come attore, da allora? Qualche recita della scuola. Dissolvenza.
La giovane protagonista.
Quindici anni pure lei, molto bella. Peccato che nella prima scena del film comparisse accompagnata da copiosa peluria ascellare, la sua. E vi assicuro che non era una scelta di copione. A sentirla parlare ora si direbbe cerchi un futuro da velina. Quanto c'era di te nella parte che hai recitato? Beh, io sono stata sempre me stessa, non c'è stato un momento in cui non sono stata me stessa, insomma ero me stessa. T'interessa continuare nel campo del cinema, della televisione, della fiction? Questa esperienza m'è piaciuta un casino, cioè, sì, cioè, se me lo chiedessero [Ma chi, Tarantino?!] direi di sì. I tuoi nonni ti hanno raccontato della guerra? Sì. No. Più o meno. Forse. È già in crisi. Poco prima la mamma le ha fatto togliere il golfino per mostrare meglio le tette nella maglietta attillata. Non si cava un ragno dal buco nero. Dissolvenza.
Il regista.
Troppo pappone: si presenta in giacca e cravatta, alto un metro e mezzo, con un prepotente riporto laccato indietro con la brillantina. Sorride sempre e alza il sopracciglio sinistro. Non può parlarti per quattro secondi consecutivi senza salutare-stringeremani-abbracciare-baciare quelli che gli passano accanto. Poco distante pascola una biondona (vent'anni, non di più) con gambe chilometriche scoperte almeno mezzo metro di troppo. La chiama: "Marty!". Lei sforbicia le cosce sinuosa e gattona verso di noi: "Stavo studiando", dice scazzata tra un ciomp e l'altro del chewing-gum rosa. Carlo Verdone gongolerebbe.
Qualche minuto dopo, non migliora la sua situazione togliendosi il giacchino per sfoderare un vestito di pizzo scollato, modello vedo-nonvedo-eccomesevedo.
Il nonno.
Quanto è difficile spiegare alle nuove generazioni quello che voi avete vissuto? Risponde: mi è piaciuto molto recitare con questi ragazzi, sono stati molto bravi. Scopriamo dopo che è sordo. Rifaccio l'intervista urlando.
La madre manager.
Non si sa da dove esca, comunque ci porta lei gli intervistati davanti alla telecamera. Cura le pubbliche relazioni del regista, carica che l'autorizza a spalmarsi sulla faccia uno strato quadruplo di fondotinta. Scavando là sotto nei punti giusti, è possibile trovare fossili di triceratopo.
Il bambino più truzzo.
Si accolla al fratello maggiore per essere interpellato. Un'opinione sul film che hai appena visto? A me mi è piaciuto molto, c'era mio padre che faceva un tedesco, mio padre mi ha fatto troppo divertire, a me mi sarebbe piaciuto parteciparci anch'io però mi è piaciuto.
La migliore cravatta che ci sia.
Arancione fosforescente.

Tavola rotonda dopo il 20. Re Artù, aiutaci tu.

Espirato da gen | 17:22 | commenti (3)