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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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domenica, dicembre 26, 2004



A te
(Sì sì, proprio a te)

A te che ci sei sempre.
A te che mi hai mandato fuori fase le lancette.
A te che un po' di tempo, comunque, me l'hai rubato.
A te che senza di te chissà dov'eravamo.
A te che vai a braccetto con la notte, perché vivi alla giornata solo a patto che sia buio.
A te che non so mica come fai, ma lo fai bene.
A te che hai puntato tutto sul rosso.
A te che dipingi i tuoi sogni, e spesso fa male mischiarci anche il grigio.
A te che ti ho perso, ma ci ritroveremo al prossimo incrocio.
A te che a questa gran balla del Natale non ci credi.
A te che sei mio fratello di pensieri.
A te che mi rifletti.
A te che preferisci non riflettere.
A te che, linea su linea, disegni la tua strada.
A te che per trovarla stai ancora chiedendo indicazioni, ma nessuno è del posto.
A te che un bicchiere è un mondo.
A te che le domande non sono mai abbastanza, e le risposte, poi, non ne parliamo.
A te che ti sei dato una scadenza per risolverti la vita.
A te che sbagli, perdi il filo e lo ritrovi, beato te.
A te che meriteresti almeno una giustificazione.
E a te che ora stai leggendo, e sei il punto interrogativo di un collage.

























Espirato da gen | 04:18 | commenti (19)






martedì, dicembre 21, 2004


So closer

And so it is
Just like you said it would be
Montaggio accelerato.
Cuore in gola, due volontà in rotta di collisione, ed entrambe mie.

Life goes easy on me
Most of the time

L'irresponsabilità come un'onda da cavalcare, da tenere a bada sotto le scarpe, tacchi che battono un ritmo di tre quarti sul pavimento.
E i comandi non rispondono più e vanno in polvere i colori e dei brusii di fondo, in fondo, chi se n'è mai fregato.

And so it is
The shorter story
Riflessi di gente in movimento dai vetri sulla mia testa, due secondi per inquadrare primi piani di facce sconosciute, mentre il collo alto del maglione copre un sorriso.
Una corsa.
Senza tempo. Appena in tempo.

No love, no glory
No hero in her sky

Sotto il cielo nero, inquinato dagli auguri comunali, la macchina sfiora gli ottanta e un'auto dei carabinieri.
Falsa partenza.
Se scordi il rosso di semafori e fanali, è una fotografia sottoesposta da morire, si scioglie piano alle mie spalle mentre infilo la chiave nella serratura, di nuovo a casa, e raduno le forze per altri scarabocchi senza senso.
Come se non fossi mai qui, nel presente già esaurito, ma comunque un passo avanti o tre indietro. Lì.
I can't take my eyes off you. I can't take my eyes off you.























Espirato da gen | 01:12 | commenti (18)






venerdì, dicembre 17, 2004



- Ciao, siamo i virus dell'influenza.
- Piacere, Gen... Un momento, che volete da me?
- Indovina un po'. Siamo venuti a farti una sorpresa.
- Eh no, EH NO, ragazzi, avete capito male. Io c'ho da fare. Lunedì birra. La sciata del mercoledì. Le magnate luculliane per il prossimo week-end. Rendetevi conto, non è il momento.
- Ciccia, ti abbiamo sentito tutti benissimo al Centro Smistamento Malattie Infettive: "Uh, quanto vorrei saltarmi il cenone coi parenti quest'anno, quasi quasi esco sul balcone vestita solo di 4 gocce di Chanel n°5 e raccolgo la prima polmonite di passaggio". Ecco qua, non avrai nemmeno bisogno di fingere, dovresti ringraziarci.
- Ma proprio sotto le feste, porc...
- E quale periodo migliore del Natale? Purtroppo non abbiamo avuto tempo di impacchettarci.
- Allora, il mal di gola di stamattina...
- ...merito nostro! Ci siamo portati avanti col lavoro.
- Vi odio.
- Su su, non fare così. D'altronde era un po' che non venivamo a trovarti.
- ...
- Se aggiungessimo al preventivo anche qualche colpo di tosse?
- Sento già caldo alla faccia, merda.
- Brividi no?
- Uno proprio adesso.
- Soltanto uno? X23, vai giù in reparto a dire che si diano una mossa.
- Due. Tre. Tre brividi e mezzo. Ebbasta, dai.
- Cerca di collaborare, ché finiamo il lavoro, questione di tre o quattro giorni, plaid, molto molto molto riposo, tanto di 'sti tempi eri stressata come un manager d'impresa, dopodiché leviamo il disturbo.
- C'è una cosa che vorrei vi fosse chiara: NON-POSSO-RIPOSARMI. Colta l'antifona?
- Niente da fare. Non si lasciano le cose a metà.
- Neanche dopo una spremuta?
- Tsk, hai sentito Y57? Questa ci vuole stroncare ad aranciate!
- Ah ah ah
- ... un'aspirina-ina-ina?
- Sì, come no, quella è roba vecchia, la conosceva anche mio nonno.
- Forse però una speranza c'è.
- Ras-se-gna-ti. Siamo fortissimi. Batti cinque, Y71.
- Hey, fratello di mitosi, sempre tu al comando, eh? Tieni il cinque.
- Illusi.
- Come dici, scusa?
- Voi non esistete.
- Certo che esistiamo. Mal di testa, brividi, caldofreddo, freddocaldo. Certo che esistiamo, non fare la gnorri, lo sai anche tu.
- No no no. Io mica l'ho misurata, la febbre.
- E che aspetti?
- Non la misuro. Finché non l'avrò misurata, formalmente voi non esistete, state facendo tutto 'sto casino per niente.
- ...
- Allora, come la mettiamo?
- Misuratela, e in fretta, non ci piace perdere tempo.
- Non se ne parla proprio. Ah ah, vi ho fregati.
- Misurala, Cristo!
- Ciao piccoletti, io esco.
- Ma come esci? Stai a casa... plaid, té caldo, riposoriposoriposo, l'intero palinsesto di Mediaset tutto da scoprire, non fare pazzie.
- Eh? Non ti sento, sto perdendo il segnale? Come? Cosa? Eh?
- ...
- È stato un vero piacere comunque. Tornate presto a trovarmi, mi raccomando. Ah, e Buon Natale!

Fu così che dieci giorni dopo crollò sul pavimento, urlando: "Bastardi, bastardiii, siete ancora qui?!"


















































Espirato da gen | 20:15 | commenti (9)






mercoledì, dicembre 15, 2004

Alla deriva in un bicchiere d'acqua. Né mezzo vuoto né mezzo pieno. Come me. A metà dell'incrocio squallido fra vie anonime. Mentre ti allontani e non ti volti, mani bellissime. La strada, quella sì che è vuota. Niente di niente di niente, solo vento freddo di dicembre, e parole che non sono parole ma riflessi di ciò che avrei voluto dire, suoni fatti di vapore che l'aria veloce spazza via.
Cammini e non ti volti.
Cammino e non mi volto.
Senso di vertigine.

Dicembre ricorda una canzone. Non può essere che triste, con questo freddo.
Così attraverso la strada, mi lascio andare di schiena contro un palo. Tra le luci assordanti del traffico, passa un autobus, ma è quello sbagliato. Sento il mio respiro. Vedo il mio respiro. Il respiro della gente.
È strano quanto basti poco per sopravvivere, a volte.
Scivola frenesia sotto le decorazioni luminose. Poi il 12 arriva, si ferma, mi raccoglie e va, auricolari nei timpani per fingere di essere sola, testa contro il finestrino. Panta rei, oltre il vetro non c'è nulla che lasci traccia di un ricordo. Comincio e finisco un pensiero, parte una canzone. Come avere Tom Yorke nel sedile accanto, la mia canzone di dicembre.
I can't afford to breathe in this town
Nowhere to sit without a gun in my hand
Look back up to the cathode ray
[...]
I want to breathe, I want to grow
I say I want but I don't know how
I look, I bleed, I beg and pray.
















Espirato da gen | 00:45 | commenti (6)






lunedì, dicembre 13, 2004

È già Natale? Due palle (v. sopra)
Ebbene sì, sono tornata. Magari mi avessero rapita gli alieni. No, neanche quello. In compenso sto progettando la decapitazione di un operatore Telecom a caso.

«Che fai nella vita?»
«Mah, lavoro al servizio clienti 187 di Alice».
Perfetto, via la testa. Senza tanti complimenti, tanto mica ti serve.

Dicevo: sono tornata. Radiohead in sottofondo, orecchini neri "vintage" della bancarella che pesano otto chili e minacciano di sradicarmi le orecchie, e picchi di acidità senza precedenti. Non sentite come un buonismo vischioso dappertutto? Nastrini di qua, palline di là, madonnine, gesùbbambini, doni, festoni, cenoni, pranzoni, veglioni. Troppo dolcificante nell'aria, roba da restarci secchi.
È colpa del Natale. Test clinici dimostrano che il soggetto Gen reagisce agli stimoli natalizi imbastardendosi.
Le feste mi spossano, vado in overdose da diminutivi.
Una non-sorpresa continua: alla cena coi parenti serpenti stesso menù dal 1985 (perché squadra che vince non si cambia), nessun giocattolo per me sotto l'albero, via di faraona, bambini ipertesi da accoppare, vino vino vino, giù di ravioli del plin, mia nonna col chiodo fisso che non dovrei tingermi i capelli, altro vino, mia cugina che litiga con la suocera che poverina non capisce più niente, Simone stai seduto, pensare che avevi dei capelli bellissimi, mi passeresti mica il salmone, vino vi prego vino ne ho bisogno dov'è, Nicolò non mangiare con le mani, Simone torna a sederti, Ale hai sedici anni non tre e mezzo, attenzione c'è il pandoro, e se guardassimo il papa in tv, vi scongiuro stappate in fretta quello spumante.
«Troppo tempo che non andiamo alla messa di mezzanotte», mia madre. Le faccio notare che non ci siamo mai andati e non ci terrei a iniziare una tradizione tantopiù che il vino è finito.

Ma i regali della Severina meritano una menzione particolare. 
[Personaggio: dicesi Severina un donnone giunonico della vecchia nobiltà romana decaduta, suocera di mia cugina, il cui difetto principale sta nell'essere arteriosclerotica]
Abbiamo stilato una hit-parade: the Severina's greatest gifts.
5° posto _ due libri sulle chiese di Roma
4° posto _ portafoglio da vecchia signora per mio fratello
3° posto _ dizionario figurato per mio fratello ed etimologico per me (l'anno scorso)
2° posto _ ciondolo di quarzo del peso di chili 3.
La prima posizione, però [rullo di tamburi] spetta di diritto al carillon. Pianoforte di plastica nera. Ballerina stilizzata in plastica bianca con molla lunghissima a vista. Musichetta dei Flintstones. Il tutto rigorosamente usato.

Imprevedibile Severina.
A pensarci bene non hai mai smesso di stupirmi, almeno tu.
























Espirato da gen | 19:30 | commenti (12)