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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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mercoledì, settembre 22, 2004

 

44’57’’
quarantaquattrominutiecinquantasette

Chiudo gli occhi e ascolto il respiro della strada che si sovrappone al mio e assieme, brividi leggeri, riempiono di vibrazioni l’aria tra queste quattro pareti color sabbia. E sabbia è quella che mi passa ticchettando tra le dita, frame dopo frame.

Trovo me al centro di un incrocio, stavolta reale, sabato pomeriggio di metà settembre, con le ambulanze e i camion e i concerti di clacson schizofrenici nell’ora di punta, ferma in piedi mentre la gente ha tanta fretta di andar via, mi rivedo sorridere delle nostre confessioni post-alcoliche, confusa sicura confusa e di nuovo sicura, ché “se fossi acqua incontrerei la linea del tuo viso”. Ho svenduto la paura per tutti i bicchieri scivolati fino in fondo, pian piano mi riprendo, e mi riprendo la vita stando attenta a non sporcarla, facendola girare sull’indice e dandole la buonanotte prima dei sogni. Poi alzo la voce e rido perché all’altro capo del cordone ombelicale riesca a sentire i giardini che ho dentro.

È tutto qui, immobile solo in apparenza, iniezione di felicità e incoscienza dritta al cuore, nel bianco e nel nero di due fotografie, scatti rubati all’istante migliore che han perso le loro incertezze e conservano appena una sottile sfocatura. Allora, nel dubbio tra l’andata e il ritorno, ballo un tango e stringo più forte le parole.

Poi attraverso la strada senza guardare, immune alle mie stesse domande e risposte, finché l’incrocio perde i suoi contorni e lascia che mi dissolva nel rumore, a immaginare un dove senza esserti vicino, chissà quando chissà se, coi battiti accelerati da una razionalità in tilt.
E intanto il mondo fuori, quasi ignaro dei suoi volumi, della distanza fisica che si spalancherà improvvisa quando il suono delle nostre voci smetterà di rincorrerci, quarantaquattro minuti e cinquasette secondi dopo, resta fermo. Inspiegabilmente.





Espirato da gen | 11:39 | commenti (27)






venerdì, settembre 17, 2004

Espirato da gen | 16:07 | commenti (7)






martedì, settembre 14, 2004


Soleil levant - Quando Fabry è meglio di Monet



Previsioni psychometeo di oggi
[è una cazzata. leggere attentamente le avvertenze e assumere nelle dosi indicate. elaborazioni EpsonErMejo]
Cielo da nuvoloso a molto nuvoloso su tutto l'arco sopraccigliare. Apparenti schiarite al mattino, quando si potrà assistere a rari fenomeni di Certezza Variabile e blande tempeste elettromagnetiche in prossimità dei principali centri nervosi. Situazione stazionaria con ricadute di panico nel pomeriggio. Possibili rovesci di bile poco prima della buonanotte. Temperature tiepide durante tutta la giornata, e in progressivo calo a causa di forti correnti gelide in arrivo da sud-est. Venti tesi. Mari da mossi a troppo mossi per vivere tranquilli. Si esclude comunque l'imminenza di un cataclisma esistenziale con morti e feriti. Almeno per oggi. Ma domani è un altro giorno e certo la situazione peggiorerà.
Vi ringraziamo per aver scelto il nostro bollettino e auguriamo a tutti un buon proseguimento di serata o vita, se ne avete una a portata di mano.
Stay tuned.

1.11 am
L. è in primo luogo un'amica che considero a tutti gli effetti - tolto il fatto di non esserci mai picchiate - mia sorella. In più, si aggiunge al curriculum la voce "psicanalista specializzata in questioni complesse partorite da geni della confusione" (caso clinico Gen). È utile, economica e maneggevole perché di piccola taglia. Come si dice, tralasciando la massima della moglie ubriaca (ché non l'ho mica mai capita), nella botte piccola c'è il vino buono. Ma non sono qui per parlare di vino, di solito è lui che fa parlare me.
Nelle nostre sedute c'è il mio siero della verità personale, ovvero
caffè e sigarette in dosi massicce: con ingredienti simili posso confessare tutti i peccati e accettare in risposta quindici avemarie e dodici paternostri.
Dopodiché succede questo: mi siedo e lei, dritta davanti a me, prende la mira con gli occhi grandi indagatori. Le basta un secondo per leggermi, non di più. Carica il programma, elabora e stampa il verdetto. È che mi conosce meglio di quanto sia riuscita io stessa negli ultimi vent'anni di felice permanenza nella mia pelle.
Ecco. L'altroieri era appena tornata da una specie di ritiro spirituale con annessa passeggiata sui carboni ardenti, e posso dire di averla colta in un momento di grande saggezza mistica. Dopo avermi scannerizzata per bene, midollo osseo compreso, ha toccato il tasto giusto. Di colpo, luce. Forse un interruttore nascosto, lo stoppino di una candela, il neon di un'insegna con la direzione da seguire per tornare in me: qualunque metafora vi venga in mente calzerà a pennello. Comunque sia, di colpo, pensieri illuminati a giorno.
Domande del tipo:
se sapessi che questo è il tuo ultimo dì sulla Terra...
o
se dovessi decidere di buttare giù x o y da un palazzo di quindici piani senza ascensore...
oppure
chi è la cosa/persona su cui sei sicura di poter contare sempre?...
o ancora
cos'è che ti rende DAVVERO felice in questo momento?...
E di colpo: chiarezza, limpidezza, leggerezza. Quasi una pubblicità di acque minerali. Ecco che i "torni contano" come non mai, e lei sempre lì, davanti a me, serafica dispensatrice di ottimi consigli, con l'espressione serena di chi ti sta dicendo: «Vedi, era così semplice». Io, invece, non sarei stata così sconvolta nemmeno se avessi visto un panda gigante salire sul bancone e ballare "La morte del cigno" con un tutù azzurro.
"Fai quello che il tuo cuore ti suggerisce". Sounds good. Nel frattempo le offro il caffè. E mi convinco che sia la sua parcella.

























Espirato da gen | 21:53 | commenti (12)






lunedì, settembre 13, 2004

Decolli di fortuna
Purple Haze
are in my brain,
Lately things don't seem the same,
Actin' funny, but I don't know why,
'Scuse me while I kiss the sky.


Milano - Oslo (andata e ritorno): 290 euro.
Ti chiede: Perché?, e già suona a caratteri cubitali, andando a pizzicare i nervi uno dopo l'altro (plin plin pliiin) come corde di chitarra, dritto al cervello quel perché, spray spruzzato nello spazio incalcolabile che sa di stantio cronico e abbandono ai blocchi di partenza.
Perché?
Ma se un motivo c'è te lo tieni dentro chiuso a chiave, e lo confondi di parole.
Perché
proprio lì?
proprio adesso?
proprio così lontano?
Perché è lì che ti senti già: lontano. Da occhi, mani e cuore. Soprattutto cuore. Ma mica lo sai, il perché. E intanto prepari il campo a quell'ego seminuovo che sta esplodendo adesso in un'unica gigantesca deflagrazione.
I capelli, i capelli li vuoi rossi senza mezze misure. Poi è stato il nero nelle stoffe che porti, ché il nero è una scelta molto più razionale di quanto pensi. E se non fai altro che seguire decisioni già prese da un caos apparente, mettile insieme, una sull'altra, per trovare il filo che le lega, con tutti i suoi nodi cruciali: l'autostrada, il piercing venerdì, un aereo tra due o tre mesi.
Però sei maestra nell'inventarti e raccontarti le bugie in cui credi, visto che il caso non esiste e sta tutto scritto su un pezzo di carta immaginario che avete firmato a più mani tu, lui, loro. È un tuo diritto fingerti dislessica, o voltarti e con la gomma, ad occhi chiusi, far piazza pulita delle ultime settimane (non è successo davvero), spegnere il cellulare, non rispondere agli imput dell'esterno, seppellire sensazioni vive sotto tre metri di cemento armato soltanto perché è troppo difficile ammettere ciò che vuoi.
Per ora ti sdrai sul letto disfatto, abbracciando Jimi e le sue allucinazioni. E aspettando il rombo dei motori che si accendono sul rettilineo di decollo, il rumore del carrello sulla pista, il silenzio improvviso mentre piano piano si strappa dall'asfalto, libero a pochi metri da terra, sempre un po' più vicino al cielo. Poi chissà. Se troverai la forza di tornare.


















Espirato da gen | 14:02 | commenti (8)






venerdì, settembre 10, 2004

D'you wanna change?

La titolare di questo blog ha deciso che ci vuole un cambio radicale. Confusa tra un taglio di capelli alla Cleopatra, la tinta rosso crisiesistenziale che si ripropone in presenza di ogni crisiesistenziale, un paio di lenti colorate blunotte, l’eroina e uno scintillante piercing, dopo essersi ritirata tre giorni per deliberare (e assumere antibiotici) ha raggiunto un verdetto. A voi indovinare quale.
Il problema è che proprio qui, nonostante l’inattesa chiarezza della scelta, sono cominciati i veri problemi.

Atto I
Esterno. Notte. Piena e consapevole nullafacenza. Unico sonoro: cambio di bicchieri mezzi vuoti con bicchieri mezzi pieni (topos dell' "ottimismo", come si confà alle scenette alcolicoallegoriche al 40%)
«Dove lo faccio?»
«Tu dove avresti pensato?»
«Al sopracciglio».
«No, sei matta? Al sopracciglio no, poi ti scende, ti si deforma la faccia, sembrerai l’avversario sfigato di Tyson, non avrai più una vita sociale, sarai segnata nei secoli dei secoli e con te la tua progenie. Meglio sotto il labbro».

Atto II
Interno. Notte. Atmosfera da "incontrodopounsaccoditempo", sottotitolo "tema libero: le tue vacanze". In sonoro: risate, pettegolezzi legalizzati, lamenti di amiche ubriache.
«Sai, non lo faccio più al sopracciglio, han detto che mi scende (e giù di apocalisse). Pensavo alla parte tra il labbro e il mento»
«No, sei matta? Somiglieresti troppo al mio amico coglione, quello che fa… (e inizia l’imitazione deterrente dell’amico rimba) No no, piuttosto la lingua»

Atto III
Esterno. Giorno. Profumo d'esami e caffè, non necessariamente gradevoli entrambi.
«Adesso sì che sono convinta: lo faccio alla lingua. Ho deciso. Non cambio più idea. Arciconvinta, cascasse il mondo niente si frapporrà tra me e quel maledetto piercing»
«Che? Alla lingua? Sei matta?! Per prima cosa ti si gonfia un casino, i primi giorni non riesci neanche a ingoiare aria, poi dovrai nutrirti a omogeneizzati e altre pappette da reparto geriatria intensiva per una settimana, due, forse tre, dipende da quanto ci mette il tuo corpo ad abituarsi a questo corpo estraneo conficcato tra le tue preziose papille gustative»

IV (ed ultimo?) atto
«Senti, ho dei dubbi sul piercing»
«Hai deciso che non te lo fai più?»
«No no, scherzi? Ho detto che lo faccio e lo farò, non mi tiro mica indietro. Però, ecco, il problema è che non ne ho trovati due d’accordo sullo stesso posto. Il sopracciglio no, sotto il labbro no, la lingua no. Fallo lì, fallo là. Ci mancava solo l'alluce. Ecco, sono un po’ confusa. Illuminami»
«Basta che non te lo fai all’ombelico. Tamarraggine suprema»
«Non mi era neanche passato per la testa. Allora dove?»
«A me sulle ragazze piace: sotto il labbro inferiore, ma non proprio in centro, non simmetrico insomma, un po’ spostato a sinistra o a destra, ecco. Lì sì, assolutamente»
«...»
«Allora?»
«Una roba semplice semplice, la tua, eh?»
«Già. Ti ho aiutata?»
«No. Piuttosto: meglio rosso mogano o un bel prugna?».


































Espirato da gen | 20:14 | commenti (23)






domenica, settembre 05, 2004



IO

Dopo 532 km
undici ore d'insonnia
e vita vera
almeno venti scosse emotive
e trentasei fotografie scattate col flashback.
Rotte giuste da prendere ne avrei due
speculari antitetiche asimmetriche
sulla punta della lingua.
Ma Cenerentola perde la sua scarpetta di cristallo
scendendo le scale troppo in fretta,
e il sole di mezzanotte decide di non tramontare più.
Decide che stavolta non si sceglie.

Perdersi è vincere
una manciata di sé

















Espirato da gen | 16:58 | commenti (16)






mercoledì, settembre 01, 2004



Un metro fuori dai sogni
L'attuale conversazione-tipo tra me e me ormai rasenta l'isteria gollumiana: una delle due comincia una frase e l'altra si affretta a rettificare l'esatto contrario, così, per il brivido blu di un salubre ossimoro interiore. Non ci sopportiamo facilmente.
Da un paio di giorni si è presa la briga di ricordarmi quello che voglio/vorrei, di far passare sul maxischermo una serie ingombrante di bei ricordi "dei tempi che furono" e possibili proiezioni di quelli che saranno. Al partito conservatore spetta il compito vigliacco di chiudere tutte le pratiche col bollino rosso e il timbro DIVIETO D'ACCESSO, con esiti peraltro molto ambigui.

Serata bigia, a Gentown. Fisso il cellulare con crisi asmatiche da quattordicenne con le prime tempeste psicormonali. Delirante. Sì, "delirante" è proprio la parola che stavo cercando. Ho in testa una canzone che, tradotta, fa: "Tutto quello che so è che niente è come viene venduto, e più cresco meno so". Emblematico: più cresco meno so.
Pensavo che a vent'anni uno smettesse di aspettare i BIP-BIP come se dalla telefonia mobile dipendesse il destino dell'umanità. Magari non tutta: della tua umanità, ecco. Invece mi guardo da fuori e vedo, nell'ordine:
una ragazza sconvolta
una ragazza che oggi non sentiva il bisogno di pettinarsi
una ragazza con lo sguardo tondo da decerebrata
uno sguardo da decerebrata fisso sul display di un nokia
dieci unghie talmente rosicchiate che rifiuteranno di crescere ancora
movimenti spasmodici di dita, ginocchia, spalle, alluci, sopracciglia
cicche spente nel posacenere in quantità industriale.
In due parole, un disordine osceno che comincia dalla mia testa, coi neuroni in piena entropia, e si trasmette al resto del mondo per contagio aereo.
[Roby direbbe: «G., devo proprio ammetterlo, sei masochista ma ti ammiro»]
Masochista è colui o colei che riempirà il serbatoio e, dopo aver innescato il cd dei Muse, imboccherà una statale. Chiederà un caffè molto forte al tavolino di un bar. Il resto poi sarà ispirazione&terrore, il mio cocktail preferito, quello che porta dritto dritto a ubriacarsi d'adrenalina.
Quand'è tutto così improvviso, improvviso anch'io. Perciò non me ne vogliate, sior e siore: domani si recita a soggetto.



















Espirato da gen | 22:44 | commenti (15)