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lunedì, luglio 19, 2004
![]() Toccata e fuga in Sol (La sosta ai box non è consentita. Esigenze di copione)
Poi tutto un ? Espirato da gen | 15:32
| commenti (28) venerdì, luglio 16, 2004
![]() Stelle in polvere su un cielo di carta carbone, tonight tonight.
![]() Tu avvicinati. Lasciati respirare. Sai di brezza costante, di verdi che non ho mai visto, ma inventati chissà quante volte.
![]() Carezze d’aria scivolano addosso attraverso il finestrino. È vapore tutt'attorno, di nuovo. Di nuovo i contorni lasciano soltanto una scia di déjà-vu. Ma sono cambiati i (miei) colori. La nebbia che c'era è una macchia pastello, l’asfalto una cicatrice che il tempo ha promesso di sbiadire. (Eppure. Le immagini raccolte in questi giorni si accumulano, dopo qualche ora son già fossilizzate. Quasi perse. Perdono profumo. E lucentezza. Collane di perle lasciate in un cassetto. Di Iggy Pop, del vivere stupito sull'erba, dell'acqua che luccica sulla pelle non posso più parlare. E partirò per un paio di giorni. Destination anywhere. Un sole stanco che va a morire dietro l'orizzonte a zig-zag. Altri porti, altre direzioni rapidissime. Ricomincia un nuovo giro. O salti sulla giostra o te ne vai. Poi, senza chiedere il conto, si ripartirà) Espirato da gen | 20:02
| commenti (11) martedì, luglio 13, 2004
(e vedi come te lo sistemo, io)
Espirato da gen | 22:39
| commenti (15) venerdì, luglio 09, 2004
![]() Un lettore mi scrive: Cosa resterà di questi anni Ottanta, afferrati e già scivolati via? Cosa resterà? E la radio canta una verità dentro una bugia. Anni ballando Reagan-Gorbaciov, danza la fame nel mondo un tragico rondò. Noi siamo sempre più soli, singole metà, anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà? Anni maledetti dentro agli occhi tuoi, anni bucati e distratti vittime di noi, anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf che sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé, forse domani a quest'ora non sarò esistito mai e i sentimenti che senti se ne andranno come spray. Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà? Anni allegri e depressi di follia e lucidità, sembran già degli anni Ottanta per noi quasi ottant'anni fa. Lo chiedo a lei: cosa resterà? (Raf '59) Carissimo Raf '59, innanzitutto mi scuso per il ritardo. Sospetto che la tua lettera si sia persa per strada: il francobollo col faccione conservatore della Thatcher non m'inganna. E poi, lo confesso, se anche fosse arrivata prima non avrei saputo che risponderti. Uno a sei anni ascolta i Be-Hive di KissMeLicia, le Holograms di Jem con la chitarra elettrica rosa (provo sempre un'emozione quando canto una canzone oh-oh-oh). Al massimo Gianna Nannini, sognando romantici amori affetti da meteorismo (v, camere a gas) e baffuti muratori biondi palestrati presumibilmente gay. Uno a sei anni confonde i duranduran coi Pooh, e se avesse potuto scegliere avrebbe salvato solo i Queen, ma non aveva la vocazione dell'eroina. Del resto, di quella tout-court, ne avevano già abbastanza. Il 7 luglio 1984, al primo posto della Hit Parade Italia spadroneggiava "Relax don't do it" dei Frankie goes to Hollywood. Ti rinfresco la memoria: Relax don't do it When you want to go to it Relax don't do it When you want to come Relax don't do it When you want to suck to it. (Posso mandartene la traduzione su richiesta) Io continuo a vergognarmene, neanche fosse colpa mia. Immagino quanti concepimenti mostruosi abbia ispirato e mi prende uno sconforto desossiribonucleico. Forse le varie britneispirs e cristineaghilere della nostra generazione sono un modo per espiare quel peccato originale. È una possibilità. In ogni caso, come dicevo, non avrei saputo come consolarti. Anzi, pregavo che non tornassero. Tutti quei capelli terribili, i jeans al costato, la musica elettronica, i rossetti unisex, i balli punta-tacco-tacco-punta, tutto doveva sparire, essere dimenticato, archiviato. Era il medioevo, era il trash che si crede glamour, era Craxi coi suoi conti taroccati, erano i baci di Andreotti, era la coca di Maradona. Per un po' ci ho creduto. La radio tentava di convincermi del contrario, ma resistevo. Poi sono salita sul pullman e con me un clone di Jo Squillo col trucco pesante e l'acconciatura cotonata. Che fosse soltanto un episodio? Ho avuto paura, ma m'illudevo. Se esci vivo da una tragedia del genere, che bisogno hai di ricacciartici? Poi hanno resuscitato i Cure: stesso trucco, venti chili in più. Poi Boy George (che del boy aveva molto meno della De Filippi) è tornato di moda. Poi son saltate fuori le scarpe verdi e rosa. Paura che diventa terrore. E allora te lo posso dire, caro Raf '59, gli anni '80 stanno tornando. Per la gioia di tutti i mariti che vogliono mettersi il mascara della moglie e per tutte le mogli che non hanno mai buttato via i bikini ascellari. Spero che nel frattempo tu non ti sia suicidato ingoiando "Bleach" o "Nevermind". Fammi sapere. Espirato da gen | 15:09
| commenti (23) mercoledì, luglio 07, 2004 ![]() E adesso soffia
Perché a vent'anni e tutto chi lo sa A vent'anni si è stupidi davvero Quante balle si ha in testa a quell'età. Un pomeriggio. Avevo quindici anni, sembra una vita fa. Sotto questo ponte tibetano (con queste scarpe / su questa terra che dondola dondola dondola) di acqua ne è passata. Acqua sporca, acqua cheta, acquavite. Acqua salata, acqua frizzante, acqua distillata. Quel pomeriggio ho solo immaginato come sarebbe stato averne venti. Le prospettive, i cambiamenti, le rughe d'esperienza sulla fronte. Facevo spesso di questi svolazzi pindarici. Ecco, non ho azzeccato una virgola. Resto la stessa. Beh, sono cambiata per forza. Ho visto/fatto/detto cose, affrontato problemi, risolto magagne. Ma i significati mi sfuggono quasi come prima, e avrò depennato tre o quattro perché dalla lista, non di più. Sono la stessa, quella che a vent'anni-meno-mezz'ora si convince di non aver approfittato abbastanza della teen-age, mette su un vetusto cd dei backstreetboys e spera che basti a rallentare la roulette sul 19. Poi stacca tutto. Non li regge più i backstreetboys. Non ha più l'età, per amarli, non ha più l'età. Ormai va per i trenta. È scritto sul prossimo checkpoint. E non scordiamo tutta la sfilza degli -anta, perché agli -ento mica ci arriva. ![]() Sette luglio. 7/7. La sveglia che suona alle 7, un esame da dare. Arriva la pioggia. Arrivano i primi essemmesse. Il Poeta è recordman in velocità. Arriva un 24 sul libretto. Arriva la stanchezza dello stress che si lascia andare. Arrivo a casa contenta, e sono le ore 13 dei miei vent'anni precisi precisi. «Mamma, lo sai che oggi è il mio compleanno, vero? Qualcuno ti ha avvertita?» «Sì, lo so». I suoi auguri non arrivano nemmeno con un cross, per il secondo anno consecutivo. Evidentemente il parto non implica un contratto d'amore materno a vita. E fa malissimo scoprire (due volte) che è scaduto tanto in fretta. Come quelle sbucciature sul ginocchio che ti fai da bambina: cadi, piangi e ti rialzi, riprendi a giocare. Stavolta hai tolto le rotelle dalla bici (le rotelle che a lei mancano del tutto): finisci di credere alla favoletta dell'equilibrio perfetto e provi a crearlo da te, pedalando metro per metro, addirittura senza mani, finché anche la ghiaia e il fango e la discesa saranno diventati solo momenti su cui passare fischiettando. È un compleanno su cui passare e brinda al suo pendolo ed al suo din-don. Balla la ballerina del carillon. (Ligabue) Espirato da gen | 19:02
| commenti (23) giovedì, luglio 01, 2004
![]() Caldo Caldo Caldo Caldo Caldo Caldo Caldo Caldo record I meteorologi: non si vedeva un'estate così calda dall'anno scorso
Espirato da gen | 21:33
| commenti (22) |