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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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mercoledì, giugno 30, 2004


Non è per sempre
(Afterhours)
(Ieri in concerto al "parco dei matti" di Collegno - TO)



Oggi bacio a labbra strette

e ho bisogno di distruggere



*Post scritto e poi distrutto al 75% per rabbia












Espirato da gen | 14:48 | commenti (11)






lunedì, giugno 28, 2004


No maori?
No party!
(beata gioventù bruciata)

Prologo: nove di sera e mi manca l'accendino. Seguono un paio di considerazioni.
Non sono Prometeo.
Non ho due legnetti.
Nè tantomeno una pietra focaia.
Non posso aspettare che un fulmine incendi le piantine del mio terrazzo.
Non sono in grado di inventare il fuoco.
Non ho millenni di evoluzione davanti per scoprire come si faccia, e di iscrivermi agli scout nei prossimi dieci minuti non se ne parla.
Il fornello del gas farebbe al caso mio, se non fosse per le inalazioni di metano dirette al cervello. Una goduria dei sensi.
Mentre mi chiedo "Che fare?", una vocetta profetica suggerisce la soluzione: còmpratelo. Pensare che era così semplice.

Succede questo: il distributore mi appioppa per intero l'Easy Kit (altrimenti detto You wanna smoke some grass, don't you? Here we are!).
Componenti del misterioso Easy Kit: un accendino, un "libretto" di cartine lunghe in gomma naturale (parbleu) e la sorpresa.
Detta sorpresa consiste in un volantino spiegazzato dalla grafica gggiovane che ci piace tanto a noi altrettanto gggiovani nicotossici.
Era troppo brutto perché non lo riportassi. È tutta la verità, nient'altro che la (nuda cruda patetica - crocettate voi l'aggettivo che preferite) verità.
Cominciamo.

Aloa, guerrieri samoani del sabato sera, figli di un perizoma maori! Avete mai fumato una foresta pluviale? Volete sentire l'odore della savana e il tam-tam degli aborigeni mentre vi girate una siga? Nooo problem!
Una sera come tante a casa degli Smoking Boys, un disordine che neanche Beirut, un coinquilino con il pigiama di Mickey Mouse, oouuh raga, il frigo piange miseria! Pizza o pasta dello studente tonno-panna-piselli? Le tipe apparecchiano (come da cliché, ndG), un paio di birre al fresco (solo un paio?!), Bob Marley gorgheggia nello stereo (fa i gargarismi aromaterapici). E poi cosa succede? Quattro risate e l'atmosfera si scalda, Bob Marley alza il volume, le tipe ancheggiano come moffette ballerine (delle puzzole. delle puzzole ballerine) e gli Smoking Boys ridono come trichechi da stadio (che non devono avere un'espressione intelligente, a pensarci bene). Hei, cos'è successo??? La stanza si è ribaltata e il tasso di sghignazzate è arrivato a mille! È arrivata la King Size Slim Gold (vedo trichechi da stadio fare la ola), la regina della fiesta! La cartina più amata, quella che vi conosce uno per uno, piccoli Smoking Boys da strapazzo! Basta un po' di musica, un paio di drink e la fiesta attacca, il mulino cresce e il divertimento s'impenna.
[continua]

Ora, visualizzate un pubblicitario cinquantenne. Giacca e cravatta, camicia sudata (dev'essere la settima). Ha una moglie che lo tradisce ogni martedì sera (giorno di riunione) col tabaccaio, e due figli brufolosi con la vita sociale di una moffetta (da lì il riferimento letterario autobiografico). Gli dicono che deve progettare una pubblicità giovanile. Poi, perché si immedesimi meglio nella parte, lo costringono a indossare perizomi maori e a sorbirsi in religioso silenzio ventiquattr'ore consecutive di gag dei Pali & Dispari. Tutto questo dopo avergli promesso una casa al mare.
Pensare che sembrava così semplice. Pensare che volevo soltanto un accendino.

























Espirato da gen | 22:54 | commenti (13)






domenica, giugno 27, 2004


Il giardino del Re Diesis*
dove l'erba-voglio esiste
(esiste eccome)



Certe serate stonano, come accordi fatti di corde che tra loro non legano. Configurate in partenza perché l'amaro ti impasti la bocca e i pensieri anche quando ci ritorni a mente fredda (freddaMente?) e vedi i pezzi del puzzle scollarsi dalla cornice, volare giù. Tutti scordàti, quindi inesistenti.
E vedi le persone con cui sei cresciuta sbagliare strada a un bivio, credere che basti una scorciatoia per scordare (dimenticare) che due bugie non fanno una verità neanche se cambi l'ordine degli addendi. Gli stessi che loro hanno davanti agli occhi ogni sera, e che non vedono e che certo non sarai tu a indicare col dito.
Chi sono loro? Chi sei tu? E, soprattutto, con quale dito?
L'assunto è questo: non esistono vite perfette perché non esistono persone perfette.
Ma ti fa rabbia, vorresti urlare. Urli dentro, col silenziatore. Chiudi a chiave quel grido e ti sforzi di ridere nei momenti giusti e tacere negli altri. Va tutto bene, sei a tuo agio, è tutto splendido splendente colorato come un quadro hippie, siamo figli della stessa madre e dei fiori di campo, discendiamo dalle scimmie della Giamaica, possiamo sghignazzare strafatti sotto la luna. Tutti insieme, su le mani.
Oppure no. Oppure non va un cazzo bene. Oppure non ci stai. Proprio no.
Guardiamoci negli occhi.
Siamo degli ottimi fingitori, giusto?
Allora facciamo quello che ci viene meglio: facciamo finta.

*Post scritto di fretta mentre strangolavo mia madre con la cintura dell'accappatoio

Detto tra noi [come sempre], avrei voluto scrivere altro.
Mi ritiro per deliberare.



















Espirato da gen | 20:03 | commenti (16)






venerdì, giugno 25, 2004


Punto della situazione
(e non si capisce più una cippa)



Ammettiamo pure che la vostra migliore amica sia stata rapita da una setta capitalistico-newage, e che questa lobby, dietro il pretesto di un corso di memorizzazione-rapida, operi il lavaggio del cervello dei suoi coscritti. E supponiamo che da qualche mese, spinti dal bisogno di riportarla alla realtà (nonché da una punta di robinhooddismo) stiate escogitando un piano.
Ora: lei vi telefona e il discorso cade proprio lì. Anzi, siete voi che ce l'avete fatto cadere. Perché da qualche parte si dovrà pur cominciare.
Dunque, le fate qualche (ragionevole) obiezione sul sistema d'indottrinamento, sull'ideologia di fondo destrorsa, sul controllo mentale totalizzante, sui sottili fini lucrosi, sul fatto che ormai parla solo di quello. Pesate ogni parola con la bilancia di precisione.
E lei?
Lei risponde come un libro stampato. Avete la netta e poco piacevole impressione che qualcuno la stia doppiando. Che al posto delle corde vocali abbia un 33 giri. E parla di "destino" e di "affrontare le proprie paure" e di "spaccare tavolette". Anche la voce ha questo inquietante disturbo di sottofondo, una sorta di sorriso trascendentale.
Le opzioni sono tre:
a) la vostra migliore amica va esorcizzata quanto prima possibile
b) un marziano la tiene in ostaggio nel suo stomaco
c) quelli della "setta", a partire dal capo carismatico milionario, meritano di essere lobotomizzati con un cucchiaino da caffé.













Espirato da gen | 19:27 | commenti (11)






martedì, giugno 22, 2004

Ci scusiamo per l'interruzione
(rimedieremo al più presto)


Causa atarassia intellettuale, nichilismo teologico, anoressia dell'ispirazione e bulimia concettuale, tutti sintomi riconducibili agli esami imminenti o, forse, alle scomodissime giornate di soleventiquattr'ore, la sottoscritta proclama contemporaneamente lo stato d'assedio, il silenzio-stampa e lo sciopero generale.
A titolo di surrogato, saranno offerti film muti giapponesi d'autore, incontri di extreme-briscola che non potete esservi persi e la sintesi di "Sentieri" dal 1981 all'avvento di Internet, con relativi sottotitoli alla pagina 777 di Montevideo (Uruguay).
In alternativa: spegnete il computer, dormite sonni tranquilli e ricordatevi di santificare le feste.
E ora, per voi e per tutti in remissione dei peccati (siano essi originali o brutte copie), pubblicità.







Espirato da gen | 00:47 | commenti (16)






giovedì, giugno 17, 2004


Collegamento in differita da Casa Gen
(succede l'altroieri)


Papàgèn: «Hai visto cosa c'è in salotto?»
Gen: «Sì. Una culla, la mia culla»
Ppg: «Risposta esatta. Dove la mettiamo?»
G (pensando che una domanda stupida meriti una risposta stupida): «In cantina!»
Ppg: «...»
G: «...No?»
Ppg: «Intendevo: in che camera vuoi che la mettiamo. La tua? Quella di Ale?».
G: «Aspetta un secondo. Frena. Parliamoci chiaro, non sparare cazzate. Perché tu stai sparando cazzate»
Ppg: «Eh». Segue silenzio carico di sottintesi.
G: «Papà, non scherzare»
Ppg (ridendo ventriloquo): «Eh»
G: «No no no no. No. Non scherzare. Questa roba va dritta dritta in cantina. Non voglio sapere niente, non c'è niente che debba sapere. È così e basta. Questa roba va in cantina, capito? Subito. Nessuno ha bisogno di usarla, perciò non vedo perché dovremmo tenerla qui».
Gen non lo sa ma sta urlando, e suda cubetti di ghiaccio.
Ppg (allusivo): «Chiedi a tua madre»
...
A questo punto, nella sala grande del cervello proiettano i seguenti documentari:
1. La vita sessuale dei tuoi genitori. Eri convinta che dopo tuo fratello vigesse il "cessate il fuoco"? Tutto quello che non avresti mai voluto chiedere né sapere in proposito ti sarà detto in un colpo solo.
2. I contraccettivi non sono Dio. I problemi tecnici nel mercato del condom visti da una prospettiva teocratica.
3. Piccoli omicidi in famiglia. Ricerche sociologiche sui delitti seriali compiuti da figlie ventenni ai danni di madri quarantottenni impazzite.
4. Potresti essere sua madre. Storia vera di una sorella di quarant'anni (sposata, tre figli, un lavoro precario e un marito benzinaio da mantenere) alle prese con un fratello che si è appena iscritto all'università.
5. Stillnacht. Cronaca minuto per minuto del cenone natalizio 2005. L'attenzione si focalizza sul neonato di 10 mesi e nessuno si accorge che l'altra nipote (quella grande, ormai obsoleta) è scappata dalla finestra cavalcando una renna.
...
G: «Cosa dovrei chiederle?! Per favore, dimmi che non è vero, ti prego, ti supplico. È il vostro modo per reclamare attenzione? Vi sentite incompresi? Siete pazzi? Va bene, okay, vi farò qualche regalino ogni tanto. Ma perfavore. P-e-r-f-a-v-o-r-e. Non può mica essere vero. Io mi rifiuto. Mi ammutino. Se state scherzando, è uno scherzo lugubre. Se non state scherzando, è una tragedia».
Ppg: «Ah ah ah»
G: «Che ti ridi?»
Ppg: «È uno scherzo»
Gen si accascia sul pavimento e lì rimane ad aspettare che l'ossigeno torni al cervello.






























Espirato da gen | 16:49 | commenti (22)






martedì, giugno 15, 2004


"C'est plus facile", diceva il garçon del sanbitter

C'est plus facile quando ascolti la colonna sonora di Trainspotting
poi Red Mosquito dei Pearl Jam
poi House of the rising sun degli Animals
poi Mama said dei Metallica
poi Megalomaniac degli Incubus
poi The passenger di Iggy Pop
poi In the sun di Joseph Arthur.
Oh oui, c'est plus facile anche pensare alla nostra "coppiasenzasesso" istituzionale. Anzi, a tutti gli inconsapevoli fidanzati bianchi che bramano lenzuola platoniche (e non), ma già lanciano l'amo invisibile nell'aria, ché una domanda troppo diretta potrebbe essere l'azzardo che infrange il tabù, e intanto aspettano un deus ex machina, una stanza qualunque al tramonto, con musica buona nello stereo, i genitori partiti, le luci sfumate oltre la finestra, i vestiti che (chissà come?) non ne vogliono sapere di stare addosso buoni buoni e quasi si sfilano per telecinesi. O la vacanza insieme, e galeotta fu la tenda da campeggio e chi la montò. O l'ennesima volta che lui riaccompagna a casa lei, e il lampione ha l'inclinazione giusta, nell'autoradio passano Always di Bon Jovi, il di lei padre non sta spiando dal balcone armato di fucile a canne mozze, tanto che a quel punto, e solo allora, si rendono conto di averlo sempre saputo. Che avrebbero dovuto farlo prima invece di esorcizzare il demone con mille parole, e finte mire su persone sbagliate in partenza, e favole azzurre come puntate di Dawson's Creek.
Fairy tales per ore. Per anni. Ogni sera. Alla faccia della resistenza.
E sarà bello oppure orribile. Forse un passo falso, ma non una bugia.

[Tuffo in avanti]

Corre l'anno 2054: tre generazioni si riuniscono attorno all'ologramma di un camino. La piccola Maria (7 anni netti, quintultima nipote della serie), salta in braccio al nonno, incrinandogli un femore.
«Ci racconti ancora una volta di come tu e la nonna vi siete innamorati?». Il nonno sorride alla nonna. Gli otto figli del nonno e della nonna scuotono la testa in sincrono: no, ti prego, di nuovo no.
E lui comincia: C'erano una volta il nonno e la nonna, che si conoscevano dagli albori della pubertà, e per tempi immemori non hanno mica capito di amarsi. Poi, una notte di luna piena, in cui tutto può accadere, la riaccompagnavo a casa, e c'erano una bella luce e una bella canzone che farebbe impallidire la microsoft-pop che ascoltate voi, e il vostro bisnonno materno guardava il Wrestling in tv, e insomma a meno di un terremoto del 7° grado Mercalli niente m'impediva di dare il mio primo bacio alla nonna, quando...



















Espirato da gen | 22:02 | commenti (15)






lunedì, giugno 14, 2004

Piccola pausa pubblicitaria per noi, dopodiché torneremo a non-parlare di politica.
Non cambiate canale.



Fare benzina prima di correre alle urne (da brava ecologista sposti la macchina anche per buttare la spazzatura)
5 euro. Con Castrocard®.
Fumare 3 sigarette mentre decidi a chi dare il primo voto della tua vita (l'ansia da prestazione uccide)
0,525 euro. Con Castrocard®.
Telefonare a E. per ridere dei folkloristici "No euro", "Noi automobilisti" e "Movimento (torinista) Filadelfia"
1 euro pari a 1936,27 lire. Con Castrocard®.
Picchiare con violenza il fratellino quindicenne ambidestro e, forse, scambiato in culla con un altro (vero) che non hai mai conosciuto
1,2 euro in "danni morali" + spese mediche. Con Castrocard®.
Vedere le facce dei tuoi genitori rabbuiarsi, nelle gradazioni del grigio, davanti ai primi exit-poll di Forza Italia
Non ha prezzo.
Per tutto il resto, c'era una volta e c'è ancora Castrocard®.


Jingle. Fine dei consigli per gli acquisti.


Bentornati in studio.
Come avrete potuto capire, sono stati giorni intensi per i nostri eroi. Un esame dato stamattina, un voto utopico sabato pomeriggio, una sfida notturna di calcetto con cui avrei meritato la convocazione d'ufficio in nazionale, soprattutto alla luce (o all'ombra agghiacciante) della partita di stasera. La tentazione di urlare "Forza Italia"dal balcone non c'è stata. Consoliamoci così, in tristezza.
Sono tutti molto sorridenti, i nostri eroi. Con le azioni in rialzo e il vento in poppa e il progetto croato che diventa disegno di legge pennellata dopo pennellata e la nostra "coppia senza sesso" A. & R. che (prima o poi) confesserà il misfatto e mio fratello "figlio della lupa" che (prima o poi) ammetterà di essere omosessuale e altri colpi di scena pronti per la mia autobiografia. Postuma, ovviamente.
Ieri notte, intanto, ho sognato pipistrelli a cera. Non so che significhi e diciamo pure che non me lo chiedo.
Se con gli psicofarmaci andrà meglio, sarete i primi a saperlo.





















Espirato da gen | 22:23 | commenti (21)






venerdì, giugno 11, 2004

Hard times
(Stanotte scrivo con una Fortuna tra le labbra. Inizio a capire perché costino un euro in meno rispetto alle Marlboro. Tutta salute. E sarà anche vero che fanno male allo stesso modo, ma se proprio ci dobbiamo ammazzare almeno facciamolo con stile. Chiusa parentesi).
Dunque, oggi a pranzo con la vecchia guardia. È la prima volta che nessuno di noi se la sente di ordinare del vino. E questo la dice lunga. Non è il momento, son tempi difficili, per dirla alla Dickens.
Eleon ha completato il giro di pista, il suo anno belga è finito. Torna qui, non sa bene cosa ci (ri)troverà, né come andrà, e l'unica certezza è il cambiamento. Ha sguardi diversi, accenti diversi nel carnet, e modi di vedere, pensare, vivere diversi. Forse non si aspettava che le prospettive si sarebbero inceppate in modo così deciso. Forse è stata una lezione-base da archiviare. Certo adesso niente sarà più lo stesso. Sarà altro. Magari quello che i vecchi saggi chiamano Realtà. O chissà, pezzi di cuore sparsi per l'Europa.
Caska è sempre Caska, invece. Con o senza Martini. E non sai mai se esagera oppure ci crede, a tutto quel nero.
Anche Night è sempre Night. Coi suoi sogni, con un drastico taglio di capelli a cui non mi sono abituata e con gli ideali folli e puri. Night che balla coi lupi.
Quanto a me, ci sono e non ci sono. La testa è assente, impegnata in una delle solite elucubrazioni malate sui dilemmi universali: dove andiamo cosa facciamo chi siamo. [Di domande nate per ricevere risposte apocalittiche ne ho quante ne volete. Approfittate del 3 x 2].
No, proprio non ci sono. Non c'è verso di far coincidere i pezzi del puzzle. Lasciate un messaggio dopo il *bip*.
Sbrodolare questo post mi rivelerà la formula magica? Dubito, saranno 18 ore che ci penso, ovvero che non penso a niente perché non c'è niente di preciso a cui pensare. Si può sapere da dove viene tutta quest'ansia di certezze? Me lo chiedo e nemmeno questo trova una spiegazione utile. Che stanchezza mostruosa.
Perciò basta, per oggi. Domattina si studia. 400 pagine in tre giorni.
...
Okay, non prendiamoci per il culo: temo sia questo il problema. Sì. Quattrocento pagine. Ma intanto la mia chi la scrive?












Espirato da gen | 02:51 | commenti (14)






giovedì, giugno 10, 2004

Casomai
(Il Caso mai per caso)
E così ci rivediamo, Poeta. E sempre nel modo peggiore. Quando io sto (allegramente, anche) pensando ai fattacci miei, o al massimo ridendo, scherzando, in generale vivendo, con altre ventiquattro variabili esistenziali da calcolare, e tu sbuchi fuori dall'angolino impossibile, mentre intanto qualcuno se la ride. Non io. Il Fato, il Destino, Dio, o il Grande Cospiratore che tiene i nostri fili di burattini e già pregusta la scena, l'imbarazzo, il gelo. Perché sa di aver fatto un gran lavoro, con noi. Ha all'attivo un team di informatori segreti che la CIA, in confronto, vive sui pettegolezzi di paese. Scorrendo col dito tutte le coincidenze che è riuscito a incastrare, si compiace di se stesso, un brivido di piacere gli attraversa le vene. È convinto (a ragione) di essere un luminare del complotto nonché un grande sceneggiatore nonché il più qualificato rompicoglioni e rovinafamiglie nei secoli dei secoli, da Paride in avanti. Lassù (o laggiù?), con una confezione di popcorn da quattro chili, aspetta solo che esplodano i fuochi d'artificio.

Sipario!
Siamo sul quindici. Ed è una bella giornata di sole. E stiamo tornando dall'università.
Tu spunti dal nulla.
Me l'aspettavo, in un certo (sesto) senso.
Flashback/ Il pensiero ricorrente di incontrarti è partito da una specie di presagio. Una settimana fa, quando ho aperto la borsa di paglia, quella che uso solo d'estate, in mezzo a tante cazzate (biglietti del pullman, del cinema, scontrini, centesimi), ho scovato due lettere. La tua scrittura piccola, scattante, nervosa. Non è un caso: alla fine no, non è per caso, niente lo è. [Per la cronaca, certe borse e certe tasche andrebbero tenute sotto controllo: ci va niente a infilare qualche buonissimo ricordo e vederselo poi restituito, a distanza di mesi, in qualcosa di losco che non avresti voluto trovare, non lì, non in quel momento, non senza adeguata preparazione psicoemotiva]
/Fine Flashback
Comunque tu arrivi, ci vedi, sei senza vie di fuga, ti siedi accanto a noi perché lo impone l'etichetta, e non dici «Cucù!», come mi sarei aspettata da questa realtà subreale, ma piuttosto «È uscito il nuovo numero di...». Il che suona surreale lo stesso. Forse anche di più.
(È soltanto il caldo o qua dentro manca l'ossigeno? Aprite i finestrini. In fretta.)
Poi, tutti e tre spalle al muro, sguainiamo un invidiabile repertorio di banalità assortite.
Gli esami?
Ah, vent'otto. Ma la media generale com'è, buona?
Eh sì, certo che fa caldo...
Oh, lo spettacolo di tuo cugino...
A me viene un'orticaria fulminante, in compenso. Nel giro di cinque minuti passo in rassegna tutte le possibili uscite d'emergenza. E immagino questa scena, nitidissima. Come se ogni domanda, ogni ridicolo avvio di discussione fosse un sasso. Un grosso sasso lanciato in uno stagno nero. Il tonfo si sente: netto, sordo. Poi va giù, scompare lento sotto la superficie. Sotto tutta la densità e la pesantezza fangosa delle parole che non vengono fuori e di quelle che in qualche modo restano sospese senza essere dette.
Altro da dichiarare?
Niente. A parte questo: che quelle lettere sono ancora nella borsa. Buttarle o bruciarle sarebbe stato un gesto troppo teatrale, un patetico (o se vuoi filmico) taglio col passato. Nè le ho lette. Con le parole scritte bisogna andarci piano. Assicurarsi di averle disinnescate per bene.
La verità è che non sono mica pronta a deglutire il cocktail di sensi di colpa. Non abbastanza pronta, almeno.
Forse le ficcherò in un cassetto rosso ben preciso.
Buona idea. Quasi quasi ce le rinchiudo e nascondo anche la chiave.
Sempre sperando che il Caso si sia stufato delle nostre magagne.























Espirato da gen | 01:49 | commenti (9)






domenica, giugno 06, 2004

Fine della serata. A seguire notte, risveglio prematuro, mattiniero ritorno a casa in macchina munita di occhiaie zombiche. Dimentico per strada la voglia di fare quello che devo. Mentre aspetto di ritrovarla, vegeto per casa in stato catatonico, incapace di emettere suoni umani più articolati di un grugnito.
Portatemi almeno due sigarette due. Un sorso d'acqua, un tozzo di pane. Vado avanti a chellogspecialchei da due giorni, ché in confronto la mensa di Alcatraz era segnalata sulle guide Michelin. Sguazzo in una camera improponibile: solo alla vista di pantaloni/maglie/gonne/calze/cadaveri accatastati sulla poltrona mi viene una sincope. E ci sono i piatti da lavare. Il divano da ricomporre. Il letto da rifare.
Pensare che i miei sono via da appena un giorno. Pensare che non sarò stata a casa per più di quattro ore. Mi stupisco della mia velocità distruttiva. Sarei una casalinga perfetta. Ma non in questa vita.



Espirato da gen | 16:15 | commenti (14)






Bang Bang

"Bang bang" di Nancy Sinatra ci confonde
sulla strada d'andata. Dispersi nella campagna torinese fraternizziamo coi passeggeri di una Golf, risolvendo il nostro reciproco non-senso dell'orientamento. Then, Parco Chico Mendes. Qui, sull'erba, il Chicobum Festival di Borgaro è qualcosa che non ti aspetti. È un frullato di musica, gente di ogni taglia/genere/colore, bicchieri di plastica, magliette, bijoux e caramelle.
La pista giamaicana conta quattro gatti. Poco oltre, il tendone R 'n' B interferisce sul reggae e si popola in fretta, ma decidiamo di soprassedere. Balliamo grunge, nu-metal, ska e surrogati. Balliamo balliamo balliamo, ma un pestone micidiale mi costringe all'immobilità per dieci minuti. Di nuovo fuori. A caccia di una birra o posti a sedere, missioni tutt'altro che semplici per i nostri eroi. Con noi ci sono Fabry, praticamente un indigeno, Scidecom Paulus scatenato e il suo amico vintage, simpatico proprietario di maggiolone old-style bianco già entrato nella (mia) leggenda. Come non invidiarlo.
Detto ciò, vuoi per l'atmosfera simil-woodstockiana, vuoi perché il suddetto amico di Paulus ha confessato candido di aver visto Bob Dylan a Collegno (1996), vuoi perché il già citato amico di Paulus le sa tutte e anche qualcosa in più, siamo finiti a parlare di rock 'n' roll legends, delle morti macabre di icone anni '60-'70. Di Charles Manson che fa una strage canticchiando "Helter Skelter". Della ghost track satanica dei Lunapop (?), ritirata dal commercio. Del mistero Brian Jones. Di Snailhand, a cui mancavano tre dita nella destra e due nella sinistra (o viceversa) e suonava blues. Di Kurt forse ucciso da Courtney. Di Marilyn Monroe, il cui spirito vendicatore ha fatto pentire la stirpe Kennedy per averla avvelenata. Dell'eroina purissima di Janis. Di Jimi clinicamente morto due volte. Di Elvis ancora vivo, ma ormai pachidermico.
In due parole, qualsiasi rockstar riesca a superare i 27 anni senza incidenti aerei, overdosi, punture di scorpione sahariano, giochi erotici proibiti o fucilate accidentali, può tirare un sospirone. E sopravvivere - nonostante tutto - ai festini acidi infiniti, l'altra faccia del palco. O costruirsi zigomi di cartapesta, una Disneyland privata, un villozzo ad Acapulco. E invecchiare: bene come Bowie, male come Bob Dylan, benino come Lou Reed. Ma invecchiare, in ogni caso.






Espirato da gen | 14:10 | commenti (7)






sabato, giugno 05, 2004

Alla fine aveva ragione Freddy: lo spettacolo deve continuare. Gli attori abbozzano un inchino sul palco e passano al restauro emozionale in sala trucco. Ne escono come nuovi, mai usati, in svendita ancora nel cellophan causa doppio regalo. Abbiamo stuccato i lividi, non ve ne accorgerete neanche. Un vero affare.
Pronti per il secondo atto?
Lei, trascinandosi sulla ghiaia verso la cinquecentobiancacoupée, gli dà dell'egoista. Così, d'impulso. Lui accusa il colpo e azzera l'audio per trecento metri. Lei si morde un labbro. Continuano a deambulare. Lui guarda avanti, la strada vuota. Lei guarda lui e si accende una sigaretta. Lui guarda avanti, un bambino in bicicletta. Lei si pente, ma sceglie di non alzare il volume. Lui guarda avanti, una fontanella. Arrivano alla cinquecentobiancacoupée, si contagiano di silenzio sopra il tettuccio, entrano in macchina. Lei appoggia la testa al finestrino. Lui fa manovra. Se non fosse per questi ultrasuoni strazianti, sarebbe un film muto d'essai.
«Perché non parli?». Lei.
«Perché non so cosa dire». Lui.
Andiamo bene, allora. Del sonoro non sanno proprio che farsene.

Luci. Clacson. Bassi altissimi. Notte. Aria. Tacchi. Verdegiallorosso. Tristezze tangenti. Scusa. Nonvolevo. Midispiace. Perdoni. Sospiri.









Espirato da gen | 14:45 | commenti (3)






giovedì, giugno 03, 2004

[***Grazie a tutti, ma proprio tutti, tutti tutti tutti, per i commenti al post qui sotto. Passerò a trovarvi stasera e lascerò un bacio invisibile aria-guancia sul davanzale. Ancora grazie.]



Nonno, ti auguro che - ovunque tu sia finito - ci siano montagne. Altissime, color zucchero, fresche come quel giugno là, ma senza nebbia.
Ho alzato il volume dello stereo perché vorrei ti arrivasse almeno l'eco.
E vorrei dirti "grazie", per tutto, anche se adesso è troppo tardi.


If you see her, say hello, she might be in Tangier
She left here last early spring, is livin' there, I hear
Say for me that I'm all right though things get kind of slow
She might think that I've forgotten her, don't tell her it isn't so.
(Bob Dylan - If you see her, say Hello)

Se potessi citarti tutto l'album, lo farei.












Espirato da gen | 21:17 | commenti (16)






mercoledì, giugno 02, 2004





Sotto la doccia #1

Ego-One: La tua vita universitaria sta prendendo una piega talmente brutta che somiglia alla Carrà negli anni d'oro.
Ego-Two: ...?
Ego-One: Che c'è? Finito lo shampoo?
Ego-Two: No, è che questa non l'ho mica capita. Che c'entra la Carrà?
Ego-One: Per i capelli, la piega. Sai, quel bellissimo caschetto horror-vintage tagliato con la mannaia...
Ego-Two: E...?
Ego-One: Niente, era una metafora troppo avanti o troppo indietro. Vedi tu. Altro bagnoschiuma?

Sotto la doccia #2
Ego-Two: "Stessa storia stesso posto stesso bar..."
Ego-One: ...
Ego-Two: "... stessa gente che vien dentro consuma poi va..."
Ego-One: ...
Ego-Two: "...non lo soooo, che faccio qui..."
Ego-One: ...
Ego-Two: "...esco un po' e vedo i fari dell'auto che mi..."
Ego-One: Rò...
Ego-Two: "...guardano e sembrano chiedermi chi..."
Ego-One: Rò, hai finito?
Ego-Two: "...cerchiamo noiiiiiiiiiiiiiii"
Ego-One: Hai finito?!
Ego-Two: No, manca il ritornello. Che vuoi?
Ego-One: Devi proprio cantare?
Ego-Two: C'è un'acustica perfetta, qui.
Ego-One: Specifico la domanda: devi proprio cantare gli 883?
Ego-Two: ...
Ego-One: Certo che la doccia tira fuori le peggio cose, dalla gente.
































Espirato da gen | 16:55 | commenti (6)