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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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lunedì, maggio 31, 2004

Riunione di condominio



O.d.G.
1) spese superflue
2) peli superflui
3) piano ribbentrop-molotov 2004 per lo smaltimento dei neuroni
4) ascensore, pulizia delle scale, riparazione del tetto
5) disinfestazione dai pipistrelli nel sottoscala
6) scheletri nell'armadio: epurare
7) sovrappopolazione abusiva: la questione dei subaffitti lucrosi

Presenti:
Gen1, la filo-rocker vintage che si liquefa all'ascolto di chitarre ben accordate, con un blues degli Stones negli auricolari, è persa nel suo mondo di belle canzoni di gente che non c'è più, e se c'è ancora di sicuro non è invecchiato bene. Scassa gli attributi a tutto il condominio, soprattutto alla nuova inquilina del secondo piano, Gen7, ammiratrice confessa di Tiziano Ferro nonché cozza con grandi carenze di affetto, fosforo e zuccheri [nota medica: supplisce al fabbisogno assumendo dosi pantagrueliche di tortine fragolapannacremapasticcera (un suo circolo vizioso) per poi dichiararsi impreparata alla prova costume]. Gen 2, l'atea nichilista pessimista cinica acida fondamentalmente incazzata col migliore dei mondi possibili (così dicono), non perde tempo per predire il prossimo armageddon e la morte di Dio (per altro già avvenuta, così dice. Nietzsche. Dice.), continuando a non pagare le bollette del gas: «Tanto - professa - fa tutto schifo. Questo posto fa schifo. La vita fa schifo. La ditta delle pulizie fa schifo. La portinaia si soffia il naso nelle dita e poi pulisce i mancorrenti. Dio è morto. Il rock è morto. Il punk è morto. Lenin è morto. E anche Bin Laden, Marx, River Phoenix e Marilyn Monroe. Ho i miei buoni motivi per non pagare il gas». I restanti condomini non colgono il nesso, ma Winnifred, l'anziana pterodattilografa dell'amministratore, mette agli atti. Gen 3, la viaggiatrice di spirito e di corpo, risulta assente. Non si sa se di spirito o di corpo. Gen 5, in calzamaglia, è la sintesi di almeno quindici fobie e complessi, fra i quali annoveriamo: Peter Pan (da lì la calzamaglia), Edipo, i ragni, il buio, i cetrioli, l'inferiorità, la superiorità, la claustrofobia, l'agorafobia, il peso, and much more. Spesso taglia le riunioni, e quando viene non proferisce verbo per la timidezza. Se Freud fosse ancora vivo, le firmerebbe un contratto. Gen 4, ha tappezzato il solaio delle sue velleità artistiche, impedendo ai condomini di entrare in fase REM a colpi di martello. Va d'accordo con Gen1, nonostante arrivino spesso alle mani per stabilire chi sia meglio tra Jimi Hendrix e Edith Piaf. In ultimo Gen6, d'ispirazione gandhiana, è puntuale con le spese, predica la pace nel palazzo vestita di lenzuola Bassetti "fantasia d'angurie", non vuole tempeste ormonali troppo dirompenti, non vuole polemiche, non vuole problemi. In realtà non vuole nulla, a parte orizzontalizzarsi sul divano in meditazione, cercando di raggiungere il Nirvana col palinsesto di Rete4.

«Gli esami a giugno. Non ha senso, che schifo: perché programmare gli esami in estate? Non è anticostituzionale?», dice Gen2, che ha un concetto molto ampio della costituzione.
«Won't you believe it / It's just my luck / No recess/ You're in high school again», cita Gen1. (Kurt Cobain). (A sproposito).
«Hai rotto le palline con 'sti Nirvana, Gen1. Meglio Laura Pausini. Gradite un pezzo di strudel?». Questa non può che essere Gen7.
Interviene Gen6-the-peacemaker: «Calma, ragazze, caaalma. Non-violenza. Amore cosmico. Respirate profondamente e dite con me: "Ooooooohmmm. Oooooohmmm"».
Ohhhhhhmmm. Ohhhhhmmm.
«Non vi sentite migliori, quasi rinate?», insiste Gen6-the-guru.
«No»
«Va beh, ci ho provato. E comunque dobbiamo studiare. Questo è quanto. Ci sono momenti a cazzeggio libero e momenti in cui cazzeggiare significa infrangere i dettami del karma. Lavorare, bisogna».
«Ma come si fa con questo sole, con le belle giornate, il trionfo della primavera, del gelsomino rigoglioso, delle ciliegie, delle composizioni picassiane di braciole sulla griglia?», dipinge Gen4.
«Non ce la faremo mai!», grida Gen5 tra le lacrime preventive.
Proprio non ne vengono a capo.


























Espirato da gen | 23:08 | commenti (13)






venerdì, maggio 28, 2004

"La notte è il caos fatto vita" (il saggio Nightwhisper on air)
Alle 2 del mattino Nightwhisper parlava di ombre su Radio Uno: la dimensione dei sogni, quella che gli è più congeniale, il buio come silenzio creativo dell'anima, la notte come materia prima e pentagramma dei pensieri. Purtroppo dormivo, non ho potuto sentirlo, ma so che questo (l'oscurità) è già un punto a favore della nostra confessa telepatia.
Sono una creatura della notte che va avanti a energia solare.
Ho avuto uno dei miei soliti sonni agitati, pieni di nemici immaginari [perlopiù professosauri marini, orchi barbuti e teen-bambole di porcellana]. Al risveglio, colta da un'indicibile pesantezza emotiva pronta a scaricarsi sul prossimo con una camionata di cattiverie, ho tirato su le tapparelle. Per seguire meglio i vortici della polvere nell'aria. Poi, stanca anche di questo passatempo, mi sono trascinata sul balcone strisciando come un geco. Una lucertola fumatrice. A raccogliere fotoni. A inalare gas di scarico per svegliare i miei sei sensi narcotizzati. A farmi accarezzare da quattro fili di vento.
E dopo essermi invecchiata di quindici anni in pochi minuti, ho capito un paio di cose. Ho visto una strada cotta dal sole. Era la mia strada. Disegnando un sorriso un po' triste e un po' no, mi sono allontanata dalla ringhiera per vederci più chiaro, stordita dalla luce. Come un tableau puntilliste che riprende le sue forme a distanza, adesso ho capito cosa c'è dentro: un paesaggio lontano, un ritratto corale, un'allegoria metropolitana.
Bastava distaccarsene di qualche passo. Ora va meglio. Molto meglio.






Espirato da gen | 15:27 | commenti (8)






giovedì, maggio 27, 2004


Quasi. Quasi quasi.

I nostri eroi banchettano in una pizzeria con velleità italo-iberiche. I tavoli disposti a ferro di cavallo dividono la cumpa in tre partiti: gli amici universitari di D. a sinistra, la jeunesse dorée a destra e gli sficatelli-del-liceo (noi) al centro. La sangria lascia a desiderare, sa di vinaccio misto a sciroppo di avocado. Le casse distribuiscono musica electro-soporifero-latina.
Tutto fa presagire che tra qualche minuto, tempo di ruttare pizza e bollicine-di-cocacola, si (ri)parlerà del tormentone maggio 2004. E infatti.
«Allora, per 'ste vacanze?». Davanti a questo interrogativo è uso&costume sfoggiare l'aria stupita e un tantinello assorta di chi casca dalle nuvole ruzzolando (con dolcezza) sul pavimento. «Ah, le vacanze».

[...]

Dopo tanto peregrinare, tentennare e rateizzare, siamo giunti a qualche conclusione significativa.
1) Who (o How Many People)
sottotitolo: Quando la frase "Cerchiamo di essere in pochi" cade in proscrizione
11 persone certe hanno già firmato il contratto (di cui 2 ripescate a seguito del progetto fallito "Amsterdam - vacanze alternative FumaFuma")
3 anime pie restano (ancora per poco) nella casella "Forse"
1 companero si è dichiarato "molto forse"
2 casi particolari da stabilire.
Final score: numero compreso tra 11 e 16. È già un inizio.
2) How (o DobbiamoNoleggiareUnBoeing?)
Vista l'adesione, i nostri eroi necessitano di 3-4 macchine. I nostri eroi sono consapevoli di averne soltanto 2. I nostri eroi intuiscono che c'è un problema. I nostri eroi sono molto arguti.
3) When (o l'IneditoArcanoDiFrequentareFacoltàDiverse)
4) Where
Istria? Croazia generica? Chi vuole il mare, chi le escursioni, chi la piscina, chi la discoteca, chi i locali jazz, chi l'eremo naturalista con le mucche e il latte fresco ogni mattina, chi le belle fanciulle dell'Est Europa, chi i bei fanciulli dell'Est Europa, chi il chiosco sulla spiaggia per mangiare ghiaccioli, chi i mercatini tipici, chi le fiere di Paese, chi le cascate pirotecniche, chi lo spacciatore, chi il sole, chi la memoria storica, chi Tito, chi il fantasma del comunismo.
5) What Location (o DormirePerTerraNonFaPerNoi)
La mozione "campeggio" stimola reazioni contrastanti. Il partito anti-tenda contropropone bungalow in loco o alloggi con piscina, campo da tennis e famigliole Mulino Bianco proledotate. E sicché nemmeno l'abusivismo ha costruito appartamenti per 14 persone, si sta pensando di trasformare in kibbutz un paesino qualsiasi, vivendo poi dei prodotti della terra in armonia con Madre Natura e coi valori del Piano Quinquennale Sovietico.

Non si direbbe, ma sono ottimista. L'ottimismo è il profumo della vita.
[Glom]


























Espirato da gen | 14:47 | commenti (6)






mercoledì, maggio 26, 2004

AAA CERCASI SEGRETARIO/A TUTTOFARE.


Specialista in: dattilografia, costruzione di siti web, apprendimento celere di sociologia/letteratura italiana/storia contemporanea/informatica generale. Periodo di prova (a ritmi tayloristici): giugno e luglio. Se efficiente, il contratto sarà prolungato per il prossimo anno accademico. Se l'efficienza sfiora lo zelo, tanto da evitarmi il 99,9% degli obblighi (compresi quelli familiari), non si esclude il contratto a vita.
Richiesta bella presenza (soprattutto in caso di certificato cromosomico XY), conoscenza di almeno 4 lingue (piemontese compreso, per le comunicazioni telefoniche nonna-nipote), simpatia discreta e non preponderante, intelligenza sopraffina ma non preponderante, vocazione da controfigura per sostituirmi in esami, cene, matrimoni (escluso il mio), public-relations, gestione di conflitti, acquisti viziosi (spec. sigarette), telefonate scomode, riunioni di redazione, lezioni con obbligo di frequenza. Sarebbe perciò preferibile una vaga somiglianza con la sottoscritta: in mancanza di tale requisito psicoemotivo, la candidata potrà rimediare con l'uso di toupé e le prime puntate del video-corso "How to become Gen: Ubiquità applicata (for dummies)". Tra le aspiranti stunt-girl, quelle col nome Winnifred saranno selezionate con maggiori probabilità. Perché ho sempre voluto una segretaria di nome Winnifred.
Retribuzioni da concordare. Vitto, alloggio e merendine nutrienti incluse.
Per maggiori info e/o curricula vitae, caro/a segretario/a, contatta senza ulteriori indugi: Gen - Ufficio del Personale e delle Risorse Umane Esauribili.





Espirato da gen | 01:46 | commenti (6)






martedì, maggio 25, 2004


E son quattro mesi, non so se mi spiego. Meno (molto molto molto meno) di uno starnuto nell'ordine cronologico dell'universo, appena una parentesi stretta stretta nell'arco di una vita intera (70 anni suppergiù), eppure. Più di una stagione. L'intera esistenza di una blatta maschio adulta, che sarà pure un esserino immondo sacrificabile magna cum pantofola, però una sua dignità di essere vivente ce l'ha. E pensate che un ornitorinco qualsiasi, dopo quattro mesi, è già pronto a emanciparsi da mamma ornitorinco e papà ornitorinco.
Quattro mesi.
Che non ho sentito passare, ma arrivare, quello sì. E quanto ci sia voluto per iniziarli, lo sappiamo soltanto io e te.
Quattro mesi per ridere di noi come non avevamo mai tentato. Per esporci alle reciproche correnti. Per bere vino al "Bacaro" e scoprire che quel giorno cucinano solo formaggi. Per un viaggio a Bologna tutto compreso. E intendo proprio tutto. Per crepare dal freddo in una casa di montagna. Per piangere (anche) perché siamo umani. Per raccontarci cosa vorremmo cambiare. Per commuoverti di Cuba e di Pantani. Perché saltassi sul treno in una notte d'inverno dopo che ti avevo implorato. Perché nessuno ci credeva. Voilà, ecco Cassandra, con un epilogo diverso della storia. E adesso chissà dove andiamo, chissà. Chissà come andrà.
Ora come ora, quattro mesi fanno la differenza tra il tempo sprecato e quello che, un po' alla volta, recuperiamo.





Espirato da gen | 01:04 | commenti (6)






domenica, maggio 23, 2004

Confusion is nothing new



I was walking around, just a face in the crowd
Trying to keep myself out of the rain...


Confusione nello shaker.
Di ruoli, di pensieri, di interferenze.
Le ore scorrono liquide sotto il mio ponte, non c'è verso di fermarle al momento giusto. Papaveri nascono rossi e scompaiono sul ciglio della strada. La notte è lunga, piove dal cielo. Parole svuotate su parole senza forma. Senza forze. È finito il tempo del cazzeggio, chi l'avrebbe mai detto. Proprio adesso che i miei obbiettivi sono onde a bassa frequenza, che non ho la forza di puntare i piedi per resistere alla corrente di ritorno.
Tra le dita, un mix di "dovrei" accavallati. Come sabbia.
Rovescio tutto in un bicchiere (un po' per terra) e butto giù. Le medicine cattive che fanno bene, ma nello stomaco sono come cemento. Il futuro filtrato da occhi astigmatici è nebbia di una vaghezza insopportabile, e non vorrei. Non dovrei. Devo. Scardinare qualche porta per scoprire i segreti che nasconde. Dire. Fare. Baciare. Scrivere una lettera che non credo di spedire. Ma qualcosa m'inchioda al pavimento, sotto il soffitto. Non riesco a strappare la mia ombra dal muro.
Come sull'altalena, sai quanto è comodo che spinga qualcuno per te. [E ho disimparato come si fa] A muovere le gambe al ritmo giusto, per assecondare il dondolio. Avanti, indietro, avanti, indietro. [E devo imparare un'altra volta] Un'altalena ferma è un gioco senza scopo.

...No one wants to be themselves these days
Still there's nothing to hold on to but these days.














Espirato da gen | 20:23 | commenti (7)






giovedì, maggio 20, 2004



X-Files
Succedono cose strane, cose brutte, cose non-sense. Sarebbe bello dire "cose dell'altro mondo", ma è una formula sbagliata nelle premesse. È questo il mondo, così come ce l'hanno dopato e impacchettato.

N° 1
: vogliono spostare la tomba di Jim Morrison, ovunque purché non a Parigi. Dopo 33 anni di residenza, dopo 33 anni di nostalgie e cadeaux (alcolici-biglietti-sigarette-marijuana) mai consumati, qualcuno ha deciso che non se ne può più, dei bagordi post-mortem. Pare che Oscar Wilde, Edith Piaf e Chopin abbiano firmato una petizione contro il rumore: non riescono a dormire tranquilli, col Re Lucertola e le sue salamandre a dar festini. Io trovo incredibile che riesca a far casino pure da là sotto, ma tant'è. Potere del rock. Alla faccia del rigor mortis.

N° 2: Se la comicità è in crisi, non possiamo addossare la colpa a Emilio Fede, che è in effetti il nostro miglior giornalista cabarettista, capace di essere nel contempo se stesso e la sua caricatura.
Tutto ciò per avvisarvi che ieri, alle 19 ora locale, è stato conferito il premio internazionale "Uomo Più Coraggioso dell'Anno", indetto dall'associazione italoamericana Sons of Italy (since 1905). Se non ne eravate al corrente, nessun problema. Non lo sapeva nessuno, a parte Bush, i simpatici italoamericani di cui sopra, Emilio Fede, la Senette e il vincitore.
Immaginate la scena: Giorg Dabl Iu col cappello da walker texas ranger accanto agli italoamericani coi nomi più pizza-maffia-mandolino che ci siano (Eddy Lo Cascio, Fred Esposito, Jack Rizzuti, Tony Renis...), e poi lui, "the bravest man of the year", il sorriso più splendente e inflazionato d'Italia, il gran barzellettiere, il goliarda delle foto ufficiali, il burlone della classe, il cantautore di Apicella, un uomo che racchiude in sè ossimori inspiegabili, che si fregia del titolo di presidente e - non pago - di operaio. È proprio lui, l'Uomo più Coraggioso dell'Anno. Silvio Berlusconi.
Avrà sventato un raid di zanzare-tigre, a insaputa degli elettori? Sono fiera di lui. Sono proprio orgogliosa.
Ho passato gli ultimi dieci minuti aggrappata alla ringhiera del balcone. Mi fanno male le mascelle. Tra pochi minuti - siete avvertiti - sarò inghiottita da una tristezza cosmica. La sensazione che ci sia qualcosa di storto che non posso afferrare.
Mi consolo leggendo una poesia. L'ho presa al primo distributore di poesie d'Italia. Forse del mondo. Funziona come quello dei chewing-gum fosforescenti: infili 50 centesimi, giri la manovella e il caso sceglie quale pallina farti rotolare giù. Dentro c'è un biglietto. Una poesia. Tante poesie. Quella. Qualcosa ha ancora senso, dopotutto.












Espirato da gen | 21:31 | commenti (11)






mercoledì, maggio 19, 2004


Tic tac. Tic Tac. Tic Tac. Tic tac. Tic Tac. Tic Tac. Tic Tac. Tic Tac. Tic Tac.



Presto o tardi
Abbiamo posto il quesito "Vacanze?", con annessi e connessi, a un rappresentativo campione di giovani fra i diciannove e i vent'anni.
In base alle analisi riportate, intendiamo evidenziare la delega diffusa delle più infime decisioni a un Qualcuno immaginario che presumibilmente farà tutto da sè, e il modo in cui questa pratica, sulle lunghe distanze, generi situazioni di panico/annichilimento/rimpiattino/ansia/stress da lastminute.
Ecco le risposte
[Dati forniti dall'Istat, Divisione "Politiche Giovanili & Dinamiche di Gruppo"]
A dicembre: (previa risatina) Maddai, dobbiamo ancora sopravvivere al cenone. Ne parliamo più avanti.
A gennaio: (previa risatina) Non so, è presto per dirlo. Può darsi che parta addirittura coi miei. Meglio se ne parliamo più avanti.
A febbraio: (previa risatina) Boh, fa troppo freddo per pensarci. [segue filippica sui rispettivi esami] Ne parliamo più avanti?
A marzo: (previa risatina) Ah già, è vero, le vacanze. Mi era quasi passato di mente. Avevo pensato alla Croazia. Anche il Portogallo non sarebbe male. Chessò, magari affittiamo un alloggio. Però è troppo presto. Parliamone più avanti quando ci siamo tutti, ok?
Ad aprile: (previa risatina) Eh, dove andiamo? Croazia? Portogallo? Congo? Siberia? Dovremmo quantomeno decidere. Chi vota Croazia? [dieci mani alzate] Chi vota Portogallo? [dieci mani alzate. qualche conto non torna]. A questo punto Portogallo. O Croazia. Ne parliamo di nuovo a maggio, quando ci siamo tutti?
A maggio: (niente risatina) Croazia? Croazia. Chi siamo? [uno, due, tre, quattro, cinque... numero variabile da otto a quindici] Campeggio? Tenda o bungalow? Forse sarebbe meglio l'alloggio. Sai, ne avevamo parlato. Chi vota per l'alloggio? [dieci mani alzate. la somma continua a non tornare] Macchine? [i nostri giovani molto rappresentativi si guardano negli occhi e affrontano il primo ostacolo con rassegnazione colpevole] Bene, non abbiamo macchine. Dovremmo prenotare l'alloggio. [cala il silenzio] Oh. Non vorrai mica dirmi che adesso è troppo tardi? I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E. Dobbiamo. Assolutamente. Riparlarne. Entro. Questa. Settimana.

Cù-cù. Cù-cù. Cù-cù. Cù-cù. Cù-cù. Cù-cù.

















Espirato da gen | 00:02 | commenti (12)






domenica, maggio 16, 2004


C'est pas ma faute

Ammettere uno sbaglio è l'attività agonistica più faticosa del mondo. Nessun cronometro, ring improvvisato, numero variabile di giocatori.
Partita mica facile, quella contro l'Orgoglio: è grande, grosso e vuole avere ragione comunque. S'impone spesso sotto forma di conquilino pignolo o figlioccio capriccioso.
Non valgono gli sgambetti, le omissioni, le amnesie strategiche e i raggiri di ogni taglia e colore.
Ovviamente, vincere non rende immuni dal sentore della propria deficienza. Casomai il contrario.
Tutto ciò significa, giusto perché lo sappiate, che stasera mi sento idiota per un buon 70%. [Vedrete i pezzi tornare a posto, qui a sinistra]

E dopo il "mea culpa, mea grandissima culpa", torniamo a parlare di cose più concrete. Di braci. Di (troppa) carne al fuoco.
Di un sabato che prometteva bene e ha mantenuto meglio. Di torte, di pavesini cocco & nutella, di qualche (essenziale) bicchiere di vino.
Di diciannove persone diverse a scannarsi per la stessa salsiccia. Di piccoli incidenti senza conseguenze.
Del fatto che reggere due barbecue a distanza così ravvicinata sia una missione per succhi gastrici yankee.
Di respiri perfetti, di tristezze imprecise, di musica, stelle, freddo.
Del modo notturno in cui due parole, dette al momento giusto, arrivino dentro con la forza di un treno, e che ogni cellula del corpo le ascolti per la prima volta per come suonano profumate, per come riempiono la stanza. La risposta è una stretta più forte, una paura più dolce.
A questo punto spezzerei la magia, se aggiungessi che puzzo di braciola?














Espirato da gen | 19:25 | commenti (13)






giovedì, maggio 13, 2004



Jim, alzati e cammina. So che stai benissimo a Père Lachaise. Puoi sentirmi? Dicono che ti sei fatto seppellire a pancia in giù perché tutti, passando, baciassero il tuo fondaschiena. E già soltanto per questo te la sei meritata, Parigi. Ma cantagliene ancora una, una che fa così:
Go real slow / Vai piano per davvero
You like it more and more / Ti piacerà sempre di più
Take it as it comes / Prendila come viene
Specialize in havin' fun / Impara a divertirti come si deve.

Il sole colpisce secco sui dehors e la gente ha una fretta stonata. Tacchi alti ballano sopra musiche metropolitane da clacson e "perbacco [censura versione 1.0], metti quell'accipicchia [censura vs 2.0] di freccia, brutto figlio di passeggiatrice [censura vs 3.1]".
Soffro i primi stress di stagione. Il caldo mi sfianca. Le polemiche verniciate di etica e profumate morale mi sfiancano.
E mi sfianca dare spiegazioni. A distanza di cinque giorni e/o di quattro anni. Mi chiedo perché ci sia sempre bisogno di un perché. Inevitabile? Non direi. Quella è una parola per pigri di fantasia, le alternative ci sono. Porgere l'altra guancia (quella illesa) è un'alternativa. Basta avere una trachea talmente elastica da farci passare un paio di rospi. Poi giù quintalate di digestivo, alla vostra salute. Una bella dieta a base di rospi e siamo tutte pronte per la prova bikini, che dite?
Secondo me funziona.
Intanto qualcuno si annoia, abbracciato al piede del fante di bronzo.
Pensa che rispondere sia inutile come soffiare su una brace. Il coltello ha un manico solo, ognuno reagisce come può: vivere è un "fight club", vincono i picchiaduro e i picchiastuto. E "a quelli che hanno niente da dire, del tempo ne rimane".














Espirato da gen | 23:14 | commenti (22)






mercoledì, maggio 12, 2004



Choose your speed
Questione di velocità.
Giorni in cui la vita ti tampona. Da dietro. Strombazza col clacson e ti lascia lì, a contare i danni, se ce ne sono. Passa oltre, preme sull'acceleratore, scatta in avanti, quarta e quinta nel rettilineo. Molto più veloce di te, la vita. E tu, che non puoi fermarti, che devi starle incollata alle luci di posizione per non perderti niente, per sapere dove va. Sono le regole del gioco: devi seguirla, anche se corre ai duecento all'ora. Occhi-autovelox ovunque. Non c'è scampo, lei è più veloce. Speri che sappia la strada. E intanto, con gli occhi puntati fissi sul miraggio dei suoi fanali, non ti godi il panorama, non hai tempo per scattare fotografie che durino.
Poi ti sorprende: decide di rallentare e spezza il ritmo. La raggiungi, filate parallele. Un chilometro o due sotto controllo, vi analizzate a vicenda. Ma il tuo freno ha tempi lenti di reazione. La sorpassi per inerzia. E un po' ti spaventa esserle davanti, sapere che potrà svoltare in una via laterale, da un momento all'altro, costringendoti all'inversione di marcia. Tieni d'occhio lo specchietto retrovisore. Che fa? Perché va così piano? Cerchi ancora di precederla, assecondandone la velocità. Dai, superami, che aspetti? Adesso sì, potresti concentrarti sul resto: paesaggio, semafori, pedoni. Ma sei la prima della fila, guidi tu, decidi tu dove andare. Tutto troppo difficile quando non conosci la meta.

Al prossimo autogrill, una delle due dovrà fare il pieno di obbiettivi.
Speri che stavolta tocchi a lei.

PI ESSE
Il post sotto ha scatenato un piccolo vespaio. Proprio ciò che non volevo.
Quel giorno sono tornata a casa amareggiata, that's all. Non è colpa di nessuno. Forse sono io che sbaglio nel prendere certe posizioni drastiche. Ma tengo a specificarlo: sono opinioni. Tutto quello che vedete qui - dalla prima all'ultima lettera - è un'opinione. A volte consapevole, altre meno. Capita, quando si sceglie una parola piuttosto che l'altra. Conscia o inconscia, una semplice opinione.
Condivisibile?
Non condivisibile?
Io la butto lì, stop.
Mi dispiace che qualcuno si sia sentito così preso in causa. Mi dispiace che le mie considerazioni (personali) siano sembrate accuse.
E mi dispiace ancora di più dover scrivere del meta-blog. Lo trovo un lavoro infame, come fare l'arbitro o il professore. Non saremo mai tutti d'accordo, perché ognuno la vive in modo diverso. Né ho la presunzione di essere l'unica a sapere come si faccia (quante volte devo ripeterlo?).
Adesso voglio chiudere qui la "disputa".
Come direbbe Mia Wallace: «Ci abbiamo ricamato troppo sopra».
E chiedo scusa agli offesi.




















Espirato da gen | 12:05 | commenti (6)






lunedì, maggio 10, 2004

Certe notti volte ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è?
Fiera del Libro, ore 16 di un sabato pomeriggio.
Si parla di blog. E ci sono i blogger, quelli veri, che per l'occasione tolgono lo schermo dalla faccia (o viceversa) e si appiccicano addosso un cartellino.
Nausea. Non vorrei andarci.
(Perché sono contro)
Ma ci vado.
(Perché è inevitabile essere curiosi)
E siccome sono contro ma curiosa, mi occulto nelle file centrali, in mimesi con un gruppo di vecchiette tecnologicamente aggiornate.
Aspetto.
Mi guardo intorno, con l'aria colpevole. Forse è così. Forse cerco solo una conferma per alzarmi da quella sedia, se possibile in fretta.
Ci sono bloggatori dichiarati ovunque.
(Non voglio leggere i loro nomi. Non voglio leggere i loro nomi. Non voglio leggere i loro nomi.)
Mi costringo a non guardare i nomi sulle etichette. Ma ne riconosco una, subito. Ho già visto la sua caricatura.
E intanto la conferenza comincia.
«Quanti sono i blogger in sala?». Selve di mani alzate. Che faccio? Anche il signore in prima fila ha un blog, chi l'avrebbe mai detto. Sono circondata. Che faccio? Chefacciochefacciochefaccio? Mi mordo un labbro, immobile. Paralizzata.
Un sussulto di terrore alla parola blogosfera (chi l'ha coniata è un criminale).
Altri sussulti alle parole rivoluzione e letteratura. Sono l'unica a sentire puzza di bruciato?

Il tempo passa. Tic tac tic tac. Qualche post viene digitato sul grande schermo, in tempo reale. Anche il mio dubbio si conferma in tempo reale. Una tristezza improvvisa, come un buco nello stomaco. Non posso andare via con questa sensazione. Devo arginare la crisi, mi serve una risposta diretta.
E il dubbio diventa domanda. «Scusi, posso?». In piedi. Il microfono. Il peso immane del microfono. L'ultimo dubbio. Chiedo.
Si gira per rispondermi. Uh, proprio lei. Quella che avevo riconosciuto. Penso: "Mi piace quello che scrivi. Mi piace come lo scrivi. Mi piace il tuo blog. Ti prego, resta virtuale più che puoi".
E invece no. Risponde. Fin qui tutto bene, ha un che di ragionevole. Annuisco e mi viene in mente una controrisposta. Ma succede qualcosa. Si volta dall'altra parte. Detto tra noi, se ne frega. Esulta in segno di vittoria, dandomi una definitiva visione della sua schiena.
E penso a quanto siano brutti gli atteggiamenti da blogstar. La convinzione di essere "migliori" in base al numero di clic. Il ripetersi degli stessi siparietti, delle stesse gerarchie. Come se non bastassero quelle del mondo reale.
Così oggi ho cancellato un link. Non è una vendetta, ma una "delusione" che preferivo schivare. È che non voglio blog-vip nella colonna di sinistra, ma parole che mi hanno detto qualcosa a prescindere dall'autore, ritagli di vite altrui da leggere tra le righe, gesti da intuire, ma - soprattutto - facce immaginarie. Nessuna vendetta, solo tristezza per un'atmosfera troppo concreta.
Sono convinta che non mancherò a lei tanto quanto lei non mancherà a me.

























Espirato da gen | 19:20 | commenti (28)






martedì, maggio 04, 2004



De Pulzellae Infighettatae

Interno, caffè di tendenza. Giorno. Pioggia. Piazza Vittorio nelle vetrate.
La protagonista [bruna, capelli legati, felpa bordeaux, cappotto grigio] sbatte il cucchiaio sulla tazzina a ritmo di requiem. Fissa la matita con sguardo catatonico. I clienti del locale mormorano che sia in trance e la punzecchiano di sfuggita con una forchetta per controllare che sia ancora viva.
È viva, ma si annoia a morte. Sfoglia le fotocopie di un libro (sociologia?) guardando solo le figure, in questo caso una somma di grafici. Stacca il cervello. Sorseggia il contenuto della tazzina con espressione assorta da pubblicità Calvin Klein. Merita un primo piano.

Cambio d'inquadratura. Sempre interno. Sempre giorno. Sempre pioggia. Stesso momento nel caffé di tendenza.
Tre ragazze altrettanto di tendenza fanno la loro entrata scodinzolante, ridacchiando come uccellini. La Bionda (tale Bea) scannerizza i clienti in cerca di carne da macello. La Brunetta-con-frangia-obliqua, che precede la Sciapa di qualche metro, agita la coda con fare vezzoso e ostenta una borsa catadiottrica.
Squadrano la protagonista. La protagonista ricambia l'attenzione con un ringhio. Si siedono.
«Allora, la Titti che fa, vieene?». La Titti?
«No, lo sai che non mangia mai fuori, da quando ha iniziato questa specie di dieta».
Nota n° 1: sputtanare la Titti è sport nazionale.
«Pensavo di andare anch'io dal dietologo»
«Noooo, Mimmi, tu non ne hai mica bisogno»
Nota n° 2: negare l'evidenza è segno di prestigio sociale.
Partono a parlare di feste e discoteche.
Nota n° 3: la magistrale dilatazione della E e il sibilo strisciante della S sono ssseegno di preessstigio sssocialee.
Partono a parlare di uomini, mezzi uomini e quaquaraquà.
Nota n° 4: per sottolineare la propria intelligenza, è di buon gusto intercalare il discorso con qualche "minchia" e "cioè" ben assestato.
Partono a parlare di un ragazzo meglio conosciuto come Vegeta [humour da reparto lobotomia] per il suo spiccato spirito clorofilliano.
A questo proposito, si accende un curioso dibattito. La Brunetta-con-frangia-obliqua confessa angelica: «Ma non è che me lo voglio beccare, mi piace così, mi piace anche parlare con lui». Non ci crede neanche lei. S'innesca una gara a chi lo imita meglio e vince la Bionda all'unanimità. La Brunetta si giustifica dicendo: «Non è mica come sembra, no no no, un cazzo proprio», che tradotto significa: le apparenze ingannano.
Nota n° 5: il superlativo assoluto si costruisce col suffisso stra. Esempi: straserio, straforte, strabella, strasimpatico, strabico, strage e stratosfera.
A seguire un'arringa della Bionda sulle professioni meglio retribuite: fare la witch alle feste della Prince non rende, ma in compenso un posto da cubista vale 100-130 euro a serata. Lo consiglia alle amiche, che escono soddisfatte per recuperare la Titti in Piazza Castello, lasciando la nostra protagonista alla sua catalessi.


...Eri a dietro a troppo rimmel,
dietro un'altra acconciatura,
eri dietro una paura
che non lasci mai...






























Espirato da gen | 21:32 | commenti (22)






domenica, maggio 02, 2004



Bologna mon amour
Un treno, ma stavolta vero, ferma a Piacenza, Broni, Voghera (patria della casalinga d'Oc), Reggio Emilia, Modena, Parma. Città di tortellini, truffatori, lasagne e serial-killer. Nomi stampati in bianco su sfondo blu, cartelli che costellano i binari di storie inventate sul momento. A scatti una bic tra le dita, spruzzi di giallo su tutta la campagna, sguardi, variazioni di accenti. Capolinea.
Qualche soldo in tasca alla ricerca di un posto per svernare. Intrecci sghembi di strade nuove, la borsa sempre in spalla se le gambe non ci mollano. Rubo qualche fotogramma a un piccione. Ed è lì, Bologna.
Bologna che non si fa aspettare. Bologna fiera dei suoi portici. Bologna ferita da un boato nero, quel 2 agosto 1980. Ti si gela il sangue davanti alla lista degli innocenti. 
Bologna come un formicolio di vite parallele. Bologna che arrossisce di vino e fedi politiche, Bologna che ha un viale Lenin e un corso Stalingrado. Bologna immensa nell'abbraccio di Piazza Maggiore: luci calde la sera, un flauto di Pan per suonare "O Sole Mio", e un po' ti chiedi perché, un po' ti spiace.
Una camera sottotetto con stencil floreali alle pareti, dal bancone quel cortile stretto (sale una musica dolce) e molte finestre. Nell'aria che anticipa maggio in quattro giorni di festa della Liberazione, il popolo di Piazza Verdi ha tra le mani soltanto bottiglie di birra da 66, e canta Capossela, canta i Modena. Bologna, dalla Torre in tutto il suo orizzonte, ti ricorda che puoi essere grande se hai qualcosa da dire.
Ci ritornerai. Prenderai ancora quel treno e le darai un morso veloce che forse non sarà intenso quanto la prima volta. Prima di ripartire, prima di tornare.








Espirato da gen | 20:31 | commenti (8)