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(in altre parole: l'ho scoperta anch'io ma non ho capito a cosa serva?)




















































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lunedì, maggio 19, 2008


Il cretino è imperturbabile,
la sua forza vincente sta nel fatto
di non sapere di essere tale,
di non vedersi né mai dubitare di sé.
[Fruttero & Lucentini - Il cretino in sintesi]


Nuvolaglie
Sarà un caso, ma da quando abbiamo messo le sdraio sul terrazzo non ha più smesso di piovere. Io alle coincidenze non credo. Alla sfiga, tantissimo.

Mattinata di trabajo, passata a ricomporre comunicati stampa come cadaveri in obitorio. Ci piovono a catinelle nel computer e li defibrilliamo con gran spreco di sinonimi-e-contrari. Cambi una virgola lì, aggiungi un punto là, ci innesti qualche dichiarazione rintracciata altrove. Un lavoro di assemblaggio spicciolo e riciclaggio sporco. Così funziona l'ambaradan

Del resto, il giornalista è cannibale (e pure, ebbene sì, un tantinello coprofago) perché si nutre del prodotto degli altri, nello specifico di grigi e anonimi cugini ANSA, simili a entità astratte più che a concreti esseri viventi. Woodward e Bernstein sono nomi da manuale accademico, annegati in un'ormai silente mitologia e lontani da noi la distanza di svariate ere geologiche. E se parliamo di sparatorie in strada - perché questo facciamo - non è perché ci piaccia particolarmente l'odore del sangue: a quello si diventa immuni previa apposita iniezione di cinismo.
È solo che bisogna pur trovare
la maniera - nel bene ma soprattutto nel male - per riempire quei benedetti ventisei minuti.

Le ore volano via veloci, un motivo in meno per lamentarsi. E comunque, detto sinceramente, lamentarsi di che?
Mi ci sto abituando: alle sveglie, al lavoro in sé, ai mille piccoli meccanismi che regolano questo baraccone. Per adesso, mi sta bene così.
Un passaggio, un'esperienza, una prova.
E i nervi ancora in piedi.
Verso la fine di questa settimana mi sguinzagliano nella giungla a girare tre o quattro servizi in una sola mattina. Nell'attesa, me ne sto in disparte a scrivere e osservare, sentendomi metà intrusa e metà intontita. Ho bisogno, come sempre, di capire le persone che ho di fronte. Perciò le studio: punti di forza e punti deboli. Prendo le misure fingendo di non sapere che saranno le misure, alla fine, a prendersi me.
E non mi sono ancora posta la domanda-chiave, altrimenti detta «l'Innominabile Questione». Per ora vaga nella testa e mi infastidisce, perché è troppo presto. Bilanci e prospettive, roba così. In compenso me l'hanno già chiesto in tanti, e davvero non so cosa rispondere. Va bene, dico, finora è tutto abbastanza tranquillo.
Beh, conoscendomi dalla bellezza di ventiquattro anni lo so per certo: presto o tardi i nodi verranno al leggendario pettine. Ma essendo anche - nel tempo libero - una sobria ottimista, spero soltanto che non decidano di farlo tutti assieme.

Espirato da gen | 18:50 | commenti (4)






venerdì, maggio 16, 2008


È filato tutto liscio

Dietro ogni paese, c'è una sagra: limpido momento di comunione che, allo scadere di ogni anno solare, dà lavoro ai costruttori di tendoni.

Un tempo, quando le terre emerse pullulavano di déi annoiati e bisognava contentarli tutti, durante le sagre s'imponevano sacrifici di bestie cornute, pecore dal florido vello e - nei casi più sfigati - primogeniti e fanciulle vergini. Le divinità, satolle del sangue innocente versato per loro, tornavano così alla propria routine quotidiana.
Zeus a scorrazzare ignudo fra le poche vergini sopravvissute.
Sua moglie Era ad affilare il divin mattarello, aspettando il suo ritorno.
Pallade sulla spiaggia a risolvere Sudoku impossibili.
Febo a fare il tamarro sul suo nuovo modello di "Cabrio del Sole", sgasando a una media di 1300 km/h.
Ares a esercitarsi da solo con un'enorme plancia di Risiko - gli Achei attaccano con tre, Ilio si difende con uno.
E Afrodite, la più bella fra le dee, a pretendere continue conferme della propria avvenenza: Dimmi umano, chi è la più gnocca fra le gnocche? Eh? Chi è? Uh, sono io, hai ragione. Ma grazie. Grazie. Gli autografi dopo. Aspetta, chi hai detto che è la più gnocca? Come se non fosse ontologico.

Morti gli déi, il rito della sagra è ancora un appuntamento irrinunciabile. L'unica occasione per veder sfilare trattori d'epoca, vincere la gara del bacio più lungo o il pregiatissimo concorso "Miss Tartufella".
Siccome tutto il mondo è paese e ogni paese ha la propria specialità, per far fuori le scorte in eccesso si organizza la sagra.
E non c'è pretesto culinario che non valga la candela.

L'asparago tiene banco a Santena. La patata (tubero) a Sauze D'Oulx. Il grissino a Gassino. Il porcino a Montoro Superiore. I crotti a Vie del Paese. Il tartufo ad Alba. La lumaca ad Antrodoco. Il prosciutto a Bassiano. Lo speck a Bolzano. Le pesche a Castel Gandolfo. La pera spadona a Castel Madama. Le regne a Minturno. Le cozze a Portovenere. Il prugnolo e la spugnola a Frassinoro. Lu stennemass a Cologna Paese. La fettuccina a Grotte Santo Stefano. Il gnocco a Selva di Trissino. Lo spaghetto dei carbonai a Fratticiola Selvatica. Il carpione ad Albavilla. Il töcc a Brescia. La salsiccia n'ti canton a Castelvecchio. Il salamino d'asino a Castelferro. La piscialetta a Surbo. La mostarda di fichi d'India a Pedagaggi. I sapori braciglianesi - ça va sans dire - a Bracigliano.

Per dire.

In verità, alle spalle di qualunque sagra che si rispetti, si cela soprattutto un gusto perverso. Poiché la sagra è - per definizione - provinciale, nelle narici domina l'odore della salsiccia, elemento ricorrente. Negli occhi, un'orgia di macchie di finto leopardo, vibranti sulle camicette in finta seta delle indigene. Nelle orecchie, note di fisarmonica e file midi.
Perché l'accompagnamento musicale è importante quasi quanto l'afrore bisunto della salsiccia alla piastra. Spesso si tratta attempati playboy: Marco & Giampiero, Ezio & Giuseppe, Pantaleo & Giacomino. Oppure, la leader del complesso è un donnone d'altri tempi (Pamela, Maura, Marika). O ancora, lo sfavillante duo è composto da un uomo e una donna, talvolta marito e moglie: ad ogni modo, i faccioni di un Oscar e di una Gisella vi saluteranno sorridenti dalla locandina all'ingresso, abbronzati e senza tempo.
E sotto, come una promessa, come una minaccia, a pennarello blu ci sarà scritto SERATA DANZANTE.
Maiuscolo.
Inequivocabile.
Assiomatico.

Potete scommetterci un prugnolo, di serata danzante si tratterà.
Alla prima nota di fisarmonica
al primo bit di file midi
alla prima esortazione del front-man (Belle signore presenti, cominciamo a riscaldarci, questo brano è per voi)
donne uomini vecchi bambini cani parroci parrucchieri fruttivendoli baristi
tutti
e dico tutti
con uno scatto di antiche ossa e muscoli atrofizzati e gonnelloni a pieghe e camiciotti a quadri
tutti
si
alzeranno
in piedi
.
Matematicamente, con precisione svizzera, in poche frazioni di secondo le coppie già formate avranno trovato uno spazio vitale sulla pista e lì, zum-pà-pà zum-pà-pà, avanti avanti avanti, indietro indietro indietro, a destra destra destra, sinistra sinistra sinistra, balleranno senza tamponarsi mai.
C'è qualcosa di esoterico in quel movimento.
Qualcosa che dà le vertigini.
Qualcosa che non ti spieghi.
Ma come facciano a schivarsi i piedi, a non incastrarsi, disossarsi o sgangherarsi le anche reciprocamente, è destinato a restare per noi - gente di città - un mistero.

«Te sta' dentro
ché qua fuori è un brutto mondo.»
-Radiofreccia-

Espirato da gen | 19:57 | commenti






mercoledì, maggio 14, 2008


Chi la capisce è bravo
Interrompiamo il collegamento col nostro inviato dai bassifondi della psiche per dare una breve comunicazione di servizio: Gen ha puntato la sveglia alle 8 del mattino, evento epocale che non si verificava dal lontano millenovecentonovantatrè.
È già EMERGENZA SVEGLIA su strade e autostrade. Sono previsti scioperi del sistema nervoso dalle 10 a mezzogiorno. Consigliamo alla popolazione di restare in casa, bere molta acqua e attendere con pazienza i messaggeri dell'apocalisse, che - come i colleghi postini - suonano sempre due volte. Gli esperti non escludono tempeste di neve a bassa quota e incursioni di cavallette killer. Fino ad allora, mantenete la giusta dose di calma e lucidità mentale. Qualora la vostra vita fosse in pericolo per le ragioni sopraelencate, vi invitiamo a comporre il numero verde in sovrimpressione.
Un pool di psicologi e sacerdoti è già all'opera per convincere Gen a smettere, seduta stante, di lavorare.

Espirato da gen | 00:36 | commenti (3)






mercoledì, aprile 30, 2008


Questa è la storia di un piccolo fascista
Volevo tacere sulla mazzata elettorale. Volevo sinceramente tacere.
Mentendo
, pensavo: non ci resta né di che ridere né di che piangere (sul latte versato, poi, per carità).
Ma oggi la buona Pep. ha segnalato un video agghiacciante, quello che vedete qui sopra.
E mi si è stretto lo stomaco. Sono stata davvero, davvero male.
Per lui, il bambino modello Kinder che canta tutto contento, il braccio destro teso, davanti alla bandiera di Alleanza Nazionale. Che pronuncia - senza capirle - parole di cui non dovrebbe neanche dovrebbe conoscere l'esistenza: spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo.

Dici, queste cose accadono. Il neo-Balilla intonerà con la stessa fanciullesca idiozia "Boia chi molla" e la sigla dei Pokemon. Non è colpa sua perché non sa. Non ha studiato. Se va bene, sta in terza elementare: Mussolini si studia in quinta, lui sarà arrivato sì e no alle guerre puniche.
Ma tutto questo entusiasmo per le parole che non dovrebbe sapere (spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo) qualcuno gliel'ha ficcato nel cervello, a memoria.
Allora quello che più gela il sangue non è il testimonial dell'Orzobimbo piantato davanti alla bandiera.
Sono i figli di puttana dall'altra parte, dietro la telecamera, a compiacersi di quel figlio così allineato. Quelli che lo fanno sentire importante, e amato, per aver assorbito come una spugna la loro bieca visione del mondo.

Ora. Che passi attraverso giochi sessuali o il vocabolario, lo stupro dell'innocenza andrebbe punito legalmente - più ancora delle scene di bullismo scolastico, degli studentelli in piena botta ormonale che allungano le mani sul tanga della prof, più di quello stronzo che si riprende col cellulare mentre sfiora i duecento all'ora in autostrada. Perché è pura e semplice pedopornografia. Perché è lo squallore nudo dell'odio più osceno piantato in una testa che non ha le basi per comprenderlo, per difendersi, e se lo ingoia fino all'ultima goccia senza neanche riconoscerne il gusto. E lì, purtroppo, rimarrà per sempre, a soddisfare le voglie di due individui schifosi che nella stessa stanza - riesci a immaginarli? - sorridono di quella recita.
Pieni d'amore.
Orgogliosi di avere un figlio così dolce mentre parla di far saltare teste rosse e ammazzare bastardi comunisti, il loro piccolo fascista che presto o tardi diventerà grande e annegherà i figli nella medesima ideologia.

E adesso più che mai ti rendi conto che, in questa marcescente e putrida ignoranza, in questo vomitevole museo degli orrori, la Storia maestra di vita non ha mai lavorato un solo giorno.

Espirato da gen | 18:49 | commenti (16)






mercoledì, aprile 23, 2008


Quelle sere in cui qualcuno ti spinge giù dall'aereo e ti accorgi, a metà strada, che il paracadute non funziona.

Aggiornamento: Quelle sere in cui poi ne parli e - un attimo prima di spiaccicarti sul prato sottostante - ritrovi la lucidità. E capisci che stavi solo tirando il filo sbagliato.

Espirato da gen | 23:12 |






domenica, aprile 20, 2008

Piove piove acqua di limone
si accende una candela e si dice "Buonasera"

Per favore, si disse, smetti di piovere. L'acqua le scioglieva il trucco. Aveva torrenti di rimmel su entrambe le guance, come se avesse pianto. E il rossetto non era che un'ombra color fragola, i capelli - ricci - appiccicati alla fronte, nelle scarpe da ginnastica un gelido pediluvio.
Non era sexy quanto avrebbe voluto.
O forse, pensava il ragazzo sul pullman, fermo al capolinea, lo era con una violenza tale da farlo (quasi letteralmente) impazzire.
Sarebbe sceso di sicuro, le avrebbe chiesto l'ora forse, o il nome, il numero di telefono, l'indirizzo di casa per andarla a trovare. Si sarebbero conosciuti in un giorno di pioggia, proprio come la canzone. Ma il motore del 42 aveva ringhiato crudele, trascinandolo via con la forza dal miraggio della casa, dei suoceri, dei cenoni di Natale allargati, dei bambini che avrebbero fatto insieme.
Fabio pensò che non era bello che fosse finita così.
Senza mai incominciare.
E scese alla prima fermata utile, corse come un pazzo per tornare indietro, sotto la pioggia.
Non che avesse problemi di trucco, ma sembrava che le gocce godessero a centrargli gli occhi. Perciò socchiudendoli correva alla cieca, e si sentiva matto, disperato d'amore, il protagonista di un polpettone romantico disposto a lottare contro gli elementi, incurante dei gas di scarico dell'ora di punta e del SUV bastardo che gli aveva lordato di fango i pantaloni.
Correva e sputava acqua.
Ma tutto era perfetto.
Persino lo shuffle dell'Ipod ci stava mettendo del suo. You shook me all night long degli AC/DC.
Accelerò.
Alla fermata del capolinea, la ragazza era ormai fradicia e molto occupata a maledire - con innumerevoli variazioni sul tema - tutte le divinità che conosceva, incluso Odino.
Quando vide il ragazzo trafelato voltare l'angolo e correrle incontro, pensò - per prima cosa - che volesse rubarle il portafoglio. Aveva un'espressione da puro schizoide. Gli occhi fuori dalle orbite per lo sforzo. I pantaloni lerci. Senza contare le gambe corte a forma di parentesi.
Vide il 34 in lontananza, in fondo alla strada, e pensò: Sono salva.
Lei era ancora lì.
Un segno del destino.
Qui veniva il difficile.
Eccolo. Il ragazzo la fissava dal lato opposto della via. Pallido.
Senza più fiato, Fabio ripassò mentalmente tutti gli approcci di cui era stato capace, ed escluse quello da discoteca. Di solito offriva un drink e le parole venivano da sole.
Pensò a una variante da caffè pomeridiano, ma perché funzionasse doveva convincerla a seguirlo in un bar.
Fece gli ultimi metri schivando di poco la morte sotto una Opel Tigra nera.
Adesso era a due passi da lei.
Oddio, che cazzo di giacca che ha: il bomber.
Non andava di moda nel secolo scorso?

Fabio tirò fuori un pacchetto di sigarette dalla tasca dell'adorato bomber blu petrolio. Era molto nervoso, il gesto venne quasi automatico. E gli suggerì un'idea.
Sbrigati, 34 di merda. Mi sta guardando mi sta guardando mi sta guardando cazzo che paura. Sbrigati.
«Ehi, scusa?»
Ci siamo. Agnese si volta.
Che begli occhi ha. Verdi come... Fabio non trovò una similitudine. Ma erano verdi. Lui li adorava. Li aveva sempre adorati. Come quelli di Simona, se non meglio. Come i prati, il mare, le foglie appena nate e...
Ma che ha? Perché mi fissa e non dice niente? Scappo? Chiamo la polizia?
Fabio si accorse di non aver ancora detto una parola.
Era giunto il momento di portare avanti il piano.
«Hai da accendere?»
Brutto stronzo, cos'ho, la faccia della tossica? Io odio quelli che fumano. Baciarli è come leccare un posacenere. E poi fa male alla pelle, fa venire le rughe, ingiallisce i denti.
«Non fumo», si limitò a rispondere.
Ecco che questa non se l'aspettava. Non s'era preparato un piano B. Rimase là sotto il diluvio, con la mano a mezz'aria e la peggiore delle sue facce idiote. In più, la sigaretta era fradicia. Non si sarebbe accesa mai più. E allora si aggrappò a un diversivo.
«Stai aspettando il pullman?»
Mezza sega, secondo te cosa sto a fare qui? La doccia?
«Sì», disse Agnese, mordendosi la lingua.
Che bella S che ha. Sottile, sibilata. Dolce. E come piega le labbra, mentre dice Sì. Quanto vorrebbe che gli dicesse sì per sempre.
«Vuoi sposarmi?». Cazz...
«Eh?!». Questo è fuori! Dov'è il fottutissimo pullman? Perché non c'è nessuno?!
«No... io... scusa... è che» NON DIRGLIELO «pensavo» STA' ZITTO «ad alta voce».
Agnese strabuzzò gli occhi (verdi) e trattenne il fiato.
«Ma se nemmeno ti conosco!», gridò.
Ciò che venne dopo fu l'esondazione di un fiume, uno tsunami, uno sfogo spudorato e (umanamente parlando) una gran bella figura di merda.
«Lo so ma sei bellissima e non è troppo tardi per fare reciproca conoscenza - respiro - io mi chiamo Fabio e tu devi avere un nome stupendo tipo Ginevra Barbara Carlotta Margherita o chessò Agnese - respiro - due occhi verdi così non li ho mai visti o meglio sì anche Simona li aveva ma i tuoi sono meglio - respiro - ti ho vista dal pullman e mi sono subito innamorato allora ho deciso di scendere alla prima fermata e ho corso come un pazzo - respiro - perché se non l'hai capito io e te dobbiamo avere dei bambini insieme e posso anche smettere di fumare se me lo chiedi tu tanto nemmeno mi piace - respiro - lo faccio solo perché lo faceva mio cugino più grande e lui per me è sempre stato un eroe perciò pensavo che fumando sarei stato un eroe pure io prima o poi - respiro - a proposito il bomber è di mio cugino che lo usava quando aveva la mia età cioè quindici anni fa e se ti fa schifo posso toglierlo e restituirglielo anche perché lui ha un figlio piccolo e forse gli può servire -
Il pullman rallenta.
respiro - non pensare che i capelli non stiano bene con la pioggia perché sei bellissima anche col trucco colato e il rossetto che se ne va - respiro -
Il pullman si ferma. 
sei un sogno un miraggio una benedizione sei il pensiero con cui mi addormenterò e mi sveglierò domattina e il sole che asciuga i prati fradici di pioggia
Le porte si aprono.
o coperti di brina - respiro - dammi il tuo numero la tua casella e-mail l'indirizzo del tuo blog - respiro - dimmi dove vivi e ti dirò chi sei - respiro - sposiamoci  vogliamoci bene facciamo l'amore su una spiaggia dal tramonto all'alba o dall'alba al tramonto decidi tu - respiro - e perfavore
Agnese sale sul pullman.
non salire sul pullman resta
Le porte si richiudono.
con me ancora un
E il 34 riparte, imboccando via
po'.

Espirato da gen | 16:35 | commenti (8)






giovedì, aprile 17, 2008


Volevo fare la mantenuta

Un mese fa (giorno più giorno meno) mi sono ritrovata su questa pagina vuota - che ormai è di un bianco che stordisce e inquieta - per scrivere di Las Vegas. Ci avevo infilato un sacco di aneddoti e stupefacenti scoperte sulla specie umana. Avevo aggiunto un po' di salubre autoironia e qualche battutaccia volgare, per tenere buono il pubblico maschile.
Poi, c'ho avuto come una specie di ripensamento.
È che quella settimana di vacanza e baldoria e risate e innumerevoli altre cosette gradite, peraltro capitata a fagiuolo in un periodo di profondi inabissamenti dello spirito, me la sono goduta. E basta.
Per vedere Las Vegas bisogna andarci. Punto.
Oppure sorbirsi il surrogato bidimensionale sotto forma di:
a) C.S.I. Las Vegas, dove c'è Grissom che affascina e i killer che ammazzano e i giovini indigeni che passano ore liete con la "caccia al marsupiale", ovvero pestano a sangue i turisti (esperienza purtroppo mancata)
b) Las Vegas (e basta), un serial fra l'altro noiosissimo
b) 21, il film che esce nelle sale questo venerdì, e che per quanto mi riguarda promette scintille.

Il resto è qui: http://www.youtube.com/user/vegasturineis
Le mie papere alla Luca Giurato, le parolacce che in tv non si possono dire, episodi di blando teppismo, fontane luminose, vincite "cospicue", wedding chapels e Dio solo sa cos'altro. [Le puntate non ci sono tutte, dobbiamo caricare gli ultimi due giorni]

Oh. Adesso che mi sono tolta l'incudine di dosso, parliamo di cose serie: non vado a Londra. Ma ho trovato lavoro in un tiggì vero, e non mi pagano coi soldi del Monopoli. Disintossicarsi da Scarabeo online sarà quasi più dura di doversi svegliare alle 8 di mattina, cosa che ormai non faccio dal 1973. E temo - la sola idea mi atterrisce - per la sacralità dei miei week-end.
Ciò nonostante, rimango moderatamente ottimista: se dopo la prima settimana non mi sono ancora suicidata, è fatta.

Espirato da gen | 03:31 | commenti (2)






giovedì, febbraio 28, 2008

Titolo Lunedì 3 marzo 2008
(Sottotitolo quando ce vo' ce vo')
Autore Gen


Scheda tecnica
Autoritratto
28 febbraio 2008, fra le 15 e le 16
Pixel su Photoshop
500 px * 124 px

Gen e AS sono raffigurati sotto forma di lunga scia rossa che, in apparenza tracciata con virtuoso pennarello, attraversa in senso orizzontale la cartina. Il numero dei punti, superiore a due, rappresenta la fatica impressa dall'uomo e dalla macchina (in questo caso volante) per raggiungere l'obiettivo. Espandendo ulteriormente la visuale, in prossimità del punto denominato "Las Vegas", si possono intravedere i due protagonisti dell'opera impugnare il pomo della vittoria offerto loro da Paride in divisa da croupier. Un altro personaggio, GS, li attende nella hall di un enorme albergo, le cui iridescenze rammentano la Serenissima del Canaletto. GS tiene in mano una chiave, o forse una chiavetta USB, o entrambe, ponendosi di diritto nella folta schiera di eroi che discendono da San Pietro e - inspiegabilmente - da Bill Gates.
Tecnica grezza, soggetto epico in salsa postmoderna: la perenne ricerca umana di una luce che non conosca tramonti, e di soldi facili, anzi facilissimi, ivi incarnati dal verde smeraldo di un minuscolo tavolo da poker.

Espirato da gen | 17:07 | commenti (13)






martedì, febbraio 26, 2008

Promemoria

(ANSA) - BERLINO, 19 FEB - Non ha resistito al fumo dell'ennesima sigaretta della fidanzata e, colto da un raptus improvviso, le ha spento la cicca con un estintore. E' successo a Bielefeld. L'uomo, un 42enne, ha insultato pesantemente la donna e poi, non soddisfatto dell'aggressione verbale, ha preso un estintore e l'ha scaricato completamente. Non riuscendo a calmarlo, la fidanzata ha chiamato la polizia. L'uomo ha continuato a insultarla anche di fronte agli agenti, che per motivi di sicurezza lo hanno arrestato.

Espirato da gen | 19:17 | commenti (1)







Madhouse Blues
nonsense makes sense

Ci sono attese che proprio non si possono fregare. Come il tempo di questi giorni. Veloce, e lento. Lento, e veloce. Veloce veloce lento lento lento. Se c'è un andamento corretto, un ritmo canonico da seguire, francamente l'ho dimenticato. Datemi un depliant esplicativo, un calcolo irrazionale, una poesia, uno scarabocchio lasciato con lo spray sopra il marciapiede, la parola-chiave mimetizzata fra molte altre nell'ultimo romanzetto idiota. Fatemi capire quel qualcosa che non afferro. So che se chiudessi gli occhi un secondo lo vedrei, come un lampo dietro alle palpebre, una macchia di luce rappresa.
Però funziona meglio quando non si tratta di me.
...
Allora non scrivetelo per me.
...
Ecco, scrivetelo per chi vi pare. E dimenticatelo dove meno mi aspetterei di trovarlo. Alla fermata di una metropolitana che non prendo mai. Su una bustina di zucchero. Dietro una scatola, sullo scaffale di un supermercato.
Non vi chiedo che di mostrarmi quello che conosco già, ma di farmi credere che davvero ci sia arrivata da sola, con le mie gambe.
Ho bisogno di un messaggio subliminale, che duri un fotogramma appena.
...
Bene. Ora sono convinta che saper piangere sia essenziale quasi quanto saper smettere di farlo. In almeno uno dei due sono negata. Me lo diceva la buona G., l'altra sera: lei quand'è ubriaca finisce sempre, sistematicamente, a piangere.
È buffo, perché mi ci ritrovo. E così, anch'io faccio l'errore più banale: confondere la causa con l'effetto.
...
Infine, due frasi fuori contesto, buttate lì e altrettanto in fretta raccolte.
1. Tu sei sempre triste.
2. Divertiti stasera, ma sul serio.
Già mi vedo, col costume da Pierrot e sotto il trucco bianco la mia consueta, stoica indifferenza.

Espirato da gen | 03:01 | commenti (1)